San Libero – 288

13 giugno 2005 n. 288

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Italie. L’Italia di Bologna (dove la maggioranza dei cittadini ha votato) e l’Italia di Vibo Valentia (dove domenica ha votato un unico cittadino). I partiti in realtà sono questi ed è una divisione molto più antica di quella fra sinistra e destra. Il fascismo solo per due brevi periodi (all’inizio e alla fine) è stato lotta politica, scontro “alto” fra progetti in contrasto. Per la maggior parte del tempo è stato semplicemente eliminazione della politica, ritorno all’Italia storica – della maggior parte della storia – divisa fra una minoranza di patrizi e chierici con la funzione di comandare e e una maggioranza di sudditi con la funzione (“naturale”, come i ritmi agrari e atmosferici) di ubbidire. “Alii regnant, alii orant, alii laborant”. “Di tempo e signoria/ non ti far malinconia”. Il buon parroco di campagna – cooptato – e il notabile di paese – ereditario – sono stati per mille anni la nostra classe dirigente naturale.

La fabbrica, l’operaio, l’operaio acculturato e in rapporto con altri, sono stati l’unica novità di questa lunga storia. Per poco più di cent’anni, con rozza vitalità, hanno introdotto novità “europee”: la libertà, la democrazia, il collettivo; tutte idee fino a poche generazioni fa formalmente condannate dalla Chiesa e fino al ’43 dallo Stato. Terminata la fabbrica, la società è rifluita a poco a poco.

Si parla moltissimo, a “destra” come a “sinistra”, di legalità e di consenso. Sono valori preliminari alla convivenza civile ma non postulano necessariamente una democrazia. E la grande lezione dell’Italia all’Occidente è la seguente: un paese “occidentale” e civile può benissimo reggersi con re, granduchi, papi, duci, superimprenditori, col potere assoluto. Dal ’45 al ’78 – la Prima Repubblica finì con Moro – c’è stata una parentesi democratica (ma con garanti forti, “cattolici” e “comunisti”); da allora siamo alla ricerca di qualcosa. Che può risultare una repubblica ma può benissimo essere una signoria.

E’ vero che non abbiamo una classe politica particolarmente brillante; ma il problema profondo sono i cittadini. Fra l’Italia del ’74 e quella del 2005 c’è un abisso non tanto politico, quanto etico e civile. Gl’italiani di allora erano, rozzamente ma caldamente, cittadini. Gl’italiani di adesso, in grande maggioranza, non lo sono. Sono simpatici, trendly, a volte persino umani – ma la cittadinanza è un’altra cosa. Ci sarà molto da lavorare per riportare ai ragazzi anche la semplice idea di come sarebbe vivere in democrazia.

Va bene, basta così. In questo paese il Presidente della Repubblica ha destato sensazione, ed è stato citato dalla stampa estera e applaudito dai cittadini, semplicemente perché è andato a votare. La parola più civile sul non-votare (“non è educativo”) l’ha detta un gerarca fascista, Gianfranco Fini (cui, come a Ciano, i camerati preparano un bel processo di Verona). Le femmine – che in questo paese hanno diritti solo dal ’48 – tornano minorenni, con loro distratta acquiescenza; il corpo delle donne è troppo importante per lasciare che lo gestiscano le donne stesse. I maschi adulti, meglio se anziani e meglio se asessuati, tornano il decisore standard di tutto ciò che riguarda sesso e generazione. La minore età dei ragazzi, prima della cooptazione nell’età adulta, da tempo è stato estesa a oltre i trent’anni; e c’è relazione fra le due cose.

Tutto ciò, d’altra parte, è ormai un trend planetario, multiculturale. E’ cominciato nei Balcani, in Europa, quando due o tre tribù di maschi, appena libere dai vincoli dalla civiltà (il “socialismo”) per prima cosa hanno immediatamente iniziato a stuprarsi sistematicamente le donne; è continuata col burqa, con le violenze di massa in Africa, con gli sgozzamenti delle donne libere in Algeria, coi certificati di verginità dell’integralismo “cristiano” americano. Avanza dappertutto, è quasi dappertutto al potere, e infine ritorna qui, dove fino agli anni ’60 le donne “adultere” potevano ufficialmente essere, se non lapidate, uccise a revolverate liberamente.
“Donne, occhi bassi!”. Finchè dura, lo slogan dei regimi è questo. Ma non durerà per sempre.

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Internet 1. Scadenze. Attenzione: il 30 giugno scade il termine per la presentazione all’Autorità di Pubblica Sicurezza di tutti i blog e siti internet presenti sul territorio nazionale. I siti e blog non denunciati verranno dichiarati illegali e i loro curatori perseguiti a senso di legge.

Il provvedimento per il momento non riguarda la maggior parte dei nostri lettori, visto che è stato emanato nella Repubblica Popolare Cinese. I bloggaroli prudenti faranno però bene anche qui a preparare le carte fin d’ora, visto che il trend è quello e che in tema di internet la Cina, lungi dall’essere un paese arretrato, è – insieme all’America – quello che fa tendenza. In Cina, le web-retate arrivano quando c’è qualche scadenza politica che rischia di essere “deviata” dai dissidenti; in America, basta un nuovo film di qualche major per scatenare la caccia ai “pirati” (in genere minorenni) che cercano di sfuggire ai prezzi del monopolio.

In Cina i problemi legislativi sono più semplici perché la giurisprudenza locale da tempo ha già stabilito che i cittadini non hanno voce in capitolo. In America, dove una tradizione arcaica concedeva ai cittadini addirittura dei diritti, si sta cercando di superare il gap con leggi come la Patriot Act e la Patriot Act n.2, in base alle quali il governo può entrare nei siti come e quando gli piace. In entrambi i casi, il termine usato per difendere i pieni poteri del partito comunista o delle majors è “lotta al terrorismo”, esteso fino a comprendere comportamenti e reati che col terrorismo non c’entrano proprio niente.

Dal punto di vista del partito comunista cinese e delle majors l’ideale sarebbe che l’internet semplicemente non esistesse. Purtroppo (come a suo tempo avvenne per la stampa) non si può più abolirlo e bisogna considerarlo un male necessario, cercando perlomeno di farci dei soldi.
Su queste basi, le principali multinazionali occidentali del settore (Microsoft, Google, Amazon, Yahoo, eBay) hanno stretto degli accordi precisi col governo cinese, impegnandosi a “rispettarne le regole” – cioè a imbavagliare i dissidenti – in cambio di succose royalty. Capita che le tecnologie usate in America per schedare i consumatori siano le stesse usate in Cina per schedare gli utenti. Ma già negli anni ’30 i sistemi di calcolo meccanizzato Ibm andavano benissimo per computare e gestire tanto la popolazione delle città americane quanto quella dei lager tedeschi. Business are business, le ideologie dividono ma gli affari rendono (chi comanda) fratelli.

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Internet 2. Secondo un’inchiesta Proopoint, il 36 per cento delle aziende apre regolarmente la posta elettronica dei dipendenti e un altro 26 per cento si sta organizzando per farlo. Nel 40 per cento aziende più grosse operano delle strutture specificamente dedicate al controllo delle mail.

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Internet 3. “I gelati Danone? Beh, secondo me sono gli unici naturali. Poi vedi un po’, mica li devi provare per forza… Stavamo dicendo? Ah, già: parlavamo del buco nell’ozono…”. Adesso, secondo il Wall Street Journal, la pubblicità si faanche così. Si prende un sito aziendale, lo si ripulisce delle cazzate più terrificanti, lo si traveste da blog e lo si affida a uno specialista (a quarantamila dollari l’anno) di comunicazione in rete. “Ci danno modo di raggiungere in modo innovativo la nostra clientela, aggirando i canali di vendita tradizionali”. Cioè di truffare chi sta in rete, sbolognandogli per libere opinioni quella che non è altro che pubblicità commerciale in mala fede.
Nè l’internet, nè il web, nè tantomeno i blog, sono nati grazie alle grandi aziende. Esse vi hanno svolto e svolgono solo una funzione parassitaria (a volte molto dannosa: vedi la bolla della new-economy) infilandosi con le loro zampacce da iguanodonte in un mondo di fiori, frutti e fili d’erba ondeggianti di cui non capiscono assolutamente niente, ma in cui avidamente s’addentrano nella speranza di trovarci qualcosa di commestibile.

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Informazione 1. Dopo aver dato la notizia (vera) del corano-nel-cesso a Guantanamo, e dopo essere stato costretto a smentirla, Newsweek comunica ora che per l’avvenire tutti i suoi pezzi su Iraq e dintorni, prima di essere pubblicati, saranno sottoposti al vaglio del ministero della difesa.

Trent’anni fa il giornalismo americano a casa i presidenti. Ora sono i presidenti che mandano a casa il giornalismo.

(Di casi Gola Profonda, in realtà, allora ce n’erano stati stati due. Adesso, per i giornalisti, il modello da imitare torna ad essere il primo e non più il secondo).

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Informazione 2. Chi sta scalando il Corriere? Ottone, su Repubblica, punta il dito su Berlusconi; Deaglio, sul Diario, pensa invece agli amici di D’Alema. Personalmente, per quel che può valere, osservo che storicamente per scalare il Corriere occorre una P2 (Tassan Din, Ortolani, Rizzoli ecc.), di cui Berlusconi fa parte e D’Alema no; anche se, nel caso Colaninno-Telecom, l’abile D’Alema ha dimostrato che si possono fare ottime cose anche senza avere una P2. Sempre, s’intende, che le due ipotesi siano alternative.

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Pena di morte 1. Subito dopo l’esecuzione le autorità cinesi espiantano e mettono in vendita gli organi dei condannati, costretti nei loro ultimi istanti a firmare un’apposita dicharazione. Gli organi danno vita a un fiorente mercato semi-ufficiale, con prezzi inferiori rispetto ai mercati mafiosi russi ed esteuropei. La base è in un centro ospedaliero di Canton, cui si rivolgono molti clienti occidentali: lo rivela il Maariv dopo un’inchiesta su un trapianto di reni recentemente effettuato su un cittadino israeliano. “Decine di persone – ha dichiarato quest’ultimo . hanno fatto un trapianto in Cina come me e sono tutte contente. Non mi crea un problema il fatto che il rene ricevuto sia quello di un condannato a morte”.

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Pena di morte 2. Protesta di condannato a morte del Tennessee: la sostanza iniettata ai condannati a morte, il Pavulon, per stordirli durante l’esecuzione risulta vietata – sugli animali da macello – dall’Associazione veterinaria degli Stati Uniti in quanto causerebbe sofferenze inutili. Il condannato ha fatto rispettosamente presente che forse non è del tutto giusto infliggere a un animale-uomo dolori che non vengono inflitti a tutti gli altri animali. Sospesa l’esecuzione, la Corte si è riunita per esaminare gravemente il caso.

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Antimafia 1. Costituito a Catania il coordinamento provinciale di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ne fanno già parte: Farememoria, Arci, Gapa, Penelope, Isola insieme, Manitese, Silp Cgil,Magistratura Democratica, Osservatorio Mediterraneo, Città libera, Asaec, Movi, Pax Christi, Città insieme, Millemondi, Fondazione Montalbano, ForoDemocratico, Lila. Referente: Dario Montana. Sede: via Landolina 41.
Info: liberacatania(a)libero.it

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Antimafia 2. Intimidazione contro il resposabile di Libera della provincia di Trapani, l’avvocato Giuseppe Gandolfo,più volte impegnato in processi contro boss mafiosi. Ultimamente si era costituito parte civile per conto dell’Associazione antiracket di Trapani. Adesso gli hanno appiccato fuoco alla casa, distruggendone una parte.

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Antimafia 3. La nuova sede nazionale di Libera è in via IV Novembre 98, 00187 Roma. E’ un edificio confiscato alla mafia, assegnato simbolicamente a una delle associazioni più attive nella lotta contro Cosa Nostra.
Info: 06.69770301-02-03.

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“Mettiti la cravatta. Non andare all’assemblea a scuola. Non ti fidare degli amici. Non frequentare cattive compagnie. Prima di dire una cosa accertati se il tuo superiore è d’accordo”… Cos’è, un genitore particolarmente all’antica? No, è il codice di comportamento dei neobrigatisti, trovato in un covo. Che palle.

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Libri. “Giorgio la mia fiamma”, un “romanzo di vita tra passione politica, aneddoti, segreti e rivelazioni” di Assunta Almirante” su suo marito, il leader missino (ex fucilatore ai tempi di Salò) che “ha tracciato la strada della pacificazione nazionale, per consentire ad altri, oggi, di ottenere il successo politico che aveva profetizzato con venti anni di anticipo”. L’autore è il giornalista siciliano (non antimafioso) Domenico Calabrò, dotato – secondo il prefatore, che è ovviamente Giuliano Ferrara – di un “bel fanatismo” che ne fa un “campione di fedeltà”. I presentatori, nelle sale dell’Università di Catania gentilmente concessa, sono l’onorevole Enzo Trantino (amico di Calabrò, a cui ha consesso una succosa “consulenza” per una commissione parlamentare), l’ex sindaco Angelo Munzone (quello che assolveva i mafiosi quando fu ucciso Giuseppe Fava) e l’avv. Vito Branca che io mi ricordavo di sinistra ma evidentemente in tutto questo tempo avrà fatto in tempo a cambiare non una ma quattro gabbane. Il volume, naturalmente, è in edicola abbinato al quotidiano La Sicilia..

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Italia. Storia n.1: gli ritirano la patente perché alla visita di leva aveva dichiarato di essere gay. Presenta ricorso al Tar contro la Motorizzazione civile, e alla fine il Tar gli dà ragione con la motivazione che in fondo l’omosessualità non è una malattia psichica ma solo “un disturbo della personalità”.
Storia n.2: fa lavorare i dipendenti (in una ditta di vigilanza) per diciassette ore al giorno. Loro gli fanno causa. Alla fine, la Cassazione dà ragione al padrone perché il supersfruttamento (diciassette ore!) dei lavoratori, pur deprecabile, “non è previsto dalla legge come reato”.

Tutt’e due le storie avvengono a Catania, città di cui si è ultimamente molto parlato a proposito di destra, sinistra, sindaci, elezioni e altre faccende che di solito avvengono nei paesi civili.

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Brasile. Ucciso da due sicari a Parauapebas (Amazzonia) il sindacalista Antonio Matos Filho, di trentotto anni, da tempo del mirino dei latifondisti (che avevano messo una taglia sulla sua testa) per il suo sostegno al Movimento dei senzaterra. Membro del Partito dei lavoratori del presidente Lula, Filho era stato fra i fondatori del Sindacato dei lavoratori rurali. I killer hanno bussato di notte alla sua porta e gli hanno sparato appena ha aperto; poi sono fuggiti in motocicletta. Una decina di sostenitori dei contadini sono stati uccisi a Parauapebas negli ultimi anni; l’ultimo era una suora cattolica americana, Dorothy Stang.

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1984. Sciolta a Bil’in dalla polizia israeliana una manifestazione di palestinesi con l’uso di un “cannone sonico” (Screamer), un’arma che proietta fasci di suoni ad altissima frequenza, oltre la soglia di tollerabilità del corpo umano. I dimostranti, raggiunti dalle ondate invisibili, si sono dati alla fuga urlando. L’esercito ha successivamente presidiato – con armi normali – la zona.

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Lager. Il “Centro di concentramento” di Dachau, Germania, originariamente non era un campo di sterminio ma solo un posto in cui coloro che davano fastidio al governo venivano tenuti rinchiusi e sottoposti, senza processo, a una rigida disciplina. All’inizio erano un po’ meno feroci di Guantanamo e un po’ più duri di un Cpt italiano. Il concetto di base comunque era lo stesso: “senza processo”.

In Italia, il ministero dell’interno dichiara di non volerne aprirne più. E’ già qualcosa. Restano quelli che ci sono. E’ molto onorevole per Vendola, in Puglia, avere inaugurato la sua presidenza con l’appello alle altre regioni: chiudiamo tutti insieme questi campi dappertutto. I Cpt, gestiti dalla destra, sono stati tuttavia istituiti dal centrosinistra: il minimo che si possa chiedere a quest’ultimo è di fare autocritica e dare una mano a smantellarli.
In Puglia, in particolare, s’è verificato uno dei casi più angoscianti, quello del “Regina Pacis” di don Cesare Lodeserto. Di costui, che gode di protezioni molto in alto, è tuttavia vietato parlare (neanche sul Centro di Dachau era consentita molta pubblicità). La Rai, Mediaset e persino l’Ansa continuano infatti a censurare il film di un regista coraggioso che ne parla. Il regista, che si chiama Mencherini, sta facendo lo sciopero della fame. Il film, che si chiama Mare Nostrum, può essere richiesto per proiettarlo “dal basso” nella tua città o nella tua scuola.

Bookmark: www.stefanomencherini.org

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Immigrati. A Roma, secondo i dati del comune, il 19 per cento ha la laurea e il 48 per cento ha il diploma. Più degli italiani (ma con inferiori livelli di lavoro).

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Qualunquista 1. “Questa lista dovrebbe apparire tutti i giorni su tutti i mezzi di informazione!”.
“Che lista?”.
“Quella dei parlamentari condannati in via definitiva. E’ profondamente immorale che gli sia consentito di rappresentarci”.
“Sembra immorale anche a me. Ma lei, scusi, di che partito è segretario? O che giornale dirige? O da che cattedra universitaria insegna? Che mestiere fa lei, insomma?”.
“Sono un comico! Beppe Grillo!”.
“Ah. Perciò, in questo paese, per avere una lista così bisogna rivolgersi ai comici. Andiamo bene… Vabbe’, me la dia”.
“Berruti Massimo Maria (deputato FI), Biondi Alfredo (deputato FI), Bonsignore Vito (eurodeputato UDC), Bossi Umberto (eurodeputato Lega Nord), Cantoni Giampiero (senatore FI), Carra Enzo (deputato Margherita), Cirino Pomicino Paolo (eurodeputato Uudeur), Dell’Utri Marcello (senatore FI), Del Pennino Antonio (senatore FI), De Michelis Gianni (deputato NuovoPsi), De Rigo Walter (senatore FI), Frigerio Gianstefano (deputato FI), Galvagno Giorgio (deputato FI), Jannuzzi Lino (senatore FI), La Malfa Giorgio (deputato PRI), Maroni Roberto (deputato Lega Nord), Rollandin Augusto (senatore Union Valdotaine-DS), Sgarbi Vittorio (deputato FI), Sodano Calogero (senatore UDC), Sterpa Egidio (deputato FI), Tomassini Antonio (senatore FI), Visco Vincenzo (deputato DS), Vito Alfredo (deputato FI)”.
Bookmark: www.beppegrillo.it

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Qualunquista 2. Fra tutti i deputati europei, quelli italiani sono i più pagati: dodicimila euri al mese. Quelli dei paesi più fessi, che ne prendono solo due o tremila, si sono ribellati: stipendio uguale per tutti. S’è deciso di eguagliare tutti sui settemila al mese. L’uguaglianza, però, comincerà fra quattordici anni, nel 2019.

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Gambero Rosso. A Roma c’è un ristorante carino, con persone gentili e orgogliose della loro attività. E’ qualcosa di più del solito ristorante: la Locanda dei Girasoli è nata dalla volontà di alcuni genitori di ragazzi con la sindrome di Down di dare una prospettiva di lavoro ai loro figli; già oggi ci lavorano come camerieri Claudio, Valerio, Emanuela e Viviana. A parte questo, che già da solo meriterebbe di sostenerlo e di farlo conoscere agli amici, vale la pena di andarci perché la pizza è buona e il locale è economico e carino.
Info: Locanda dei Girasoli, via dei Sulpici 117, tel.06.7610194

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mpaol(a)lcnet.it wrote:
< Questione “cinese”: il capitalismo furbetto occidentale sta cominciando a sussultare sotto i colpi di quello nascente, orientale. Mi chiedo perché, invece di strillare al protezionismo non si cerca di impostare strategie politico-economiche che permettano un’equilibrata coesistenza. Leggi nazionali e internazionali che proibiscano l’importazione di merci e servizi da paesi in cui lo status dei Lavoratori sia inferiore a uno standard predefinito. E un osservatorio internazionale in rete sulla proprietà dei beni e servizi che renda pubblici i dati al fine di permettere un consumo responsabile da parte dei cittadini >

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elo wrote:
< 1909: “L’Università di *** sforna ogni anno circa 600 fra medici e avvocati e una sessantina fra professori di lettere o di scienze, dei quali la più parte non è assolutamente capace di scrivere dieci righe senza almeno dieci errori di grammatica. Costoro non avendo nulla da fare, fanno di tutto. E in grazie della loro attività, si guadagnano i primi posti nelle file dei partiti. Diventano gli uomini di fiducia, depositari dei segreti, i guardiani e i padroni delle posizioni strategiche. Si possono dare anche il lusso di dividersi in partiti”. (Gaetano Salvemini, da “La Voce”).
1955: “Io divido l’umanità in due categorie di persone: gli uomini e i caporali. Quella degli uomini è la maggioranza: quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quelli costretti a lavorare come bestie tutta la vita, nell’ombra di un esistenza misera. I caporali sfruttano, offendono, maltrattano, sono esseri invasati della loro bramosia di guadagno. Li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando , spesso senza avere l’autorità, l’abilità e l’intelligenza per farlo, ma con la sola bravura delle loro facce di bronzo, pronti a vessare l’uomo qualunque. (Totò, da “Siamo uomini o caporali”).
2005: … >

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Redrage wrote:
“La settimana scorsa in via dei Candelai, una delle più frequentate del centro di Palermo, un gruppo di 20 forzanovisti e affini si è presentata nel corso scagliandosi contro due ragazzi con bastonate e insulti razzisti e poi inveendo contro ii passanti con bottigliate ecc. Il risultato del raid, durato una ventina di minuti (durante i quali i fascisti hanno avuto la massima libertà di movimento) è di due ragazzi all’ospedale”.
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Anche in altre città viene segnalata una strana effervescenza (l’assalto al Preenestino, la nuova aggressione due giorni dopo ecc.) che può essere casuale e può anche non esserlo. Alzare la “temperatura” quando la politica sta in equilibrio su un dito è una cosa che abbiamo visto succedere più volte durante la nostra vita.

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pippomontedoro(a)yahoo.it wrote:
< Il Giugliano perde la sfida con il Gela nelle semifinali dei play off: promozione in C1. Ma i suoi tifosi al seguito, alla fine della partita inneggiano alla squadra siciliana e alla sua tifoseria, con tanti auguri di battere la Cavese e raggiungere la categoria superiore. Anche i terranovini, del resto, salutano calorosamente i campani, augurando loro le migliori fortune per il prossimo campionato. Sarà un caso che, nell’annata calcistica migliore della storia di Gela, il sindaco della città nissena è gay e comunista?. Ma non sarà un caso che, quando i tifosi al seguito della squadra avversaria vengono ospitati a spese del Comune che offre loro perfino il pranzo, il sindaco è gay e comunista… >

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Antonio wrote:
< Finalmente qualcuno si mette a scrivere di Capaci. Solo una cosa: sarebbe importante ricordare le esperienze di Alcamo – prima che a Capaci – e Bagheria poco tempo fa. Perchè ho idea che le storie siano più belle – più utili – se si cercano tutte e si raccontano insieme >

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Fiamma wrote:
< E la spiaggia per un po’ si chiamava spiaggia Tienanmen… E uno dei ragazzi di spiaggia faceva il fotografo… E ci sono tante altre storie che ci raccontò, a me e a mio marito, quando andammo a trovarlo a Capaci, nel ’96. E lo sappiamo, non un attimo prima si smetterà, non un istante prima smetteranno, perchè il loro orologio non segna il nostro tempo e la nostra immaginazione è molto più avanti della loro. Così scrivevano in quegli anni, sulla grande pagina di Palermo, persone intenzionate a ritornare intere, a non più permettere che dignità e libertà venissero calpestate. C’era da esultare a vedere le facciate dei palazzi che invece di chiudersi, finestra dopo finestra, esplodevano di lenzuoli. O Terrasini al tramonto, stretti intorno a Caponnetto che risplendeva di luce propria, così fragile, così retto – così lineare. Quante cose potrei raccontare di quella Palermo, di quegli anni in cui si era fatta centro d’Italia e noi nel continente periferia, col dovere di offrire sponda a tanto sbocciare di vita. E poi? Quella sponda, noi “società civile”, quando l’abbiamo ritirata, sottratta, attutita? E Palermo, da quanto non ci chiama?
Sì, va bene, non un atttimo prima: ma, tutti, sbrighiamoci. Per toglierci, almeno, il gusto di vederla, la Sicilia libera(ta).
Il 23 maggio è passato un po’ in sordina e non manca molto al 19 luglio. Facciamo qualcosa? Oppure vediamoci in autunno per ricordare Mauro, che cadde a Trapani quando ancora c’era il muro di Berlino e non lo ricordano in molti nè come merita di essere ricordato. Ma ogni giorno è, purtroppo, buono >

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Mimmo Lombezzi wrote:

Lu Ditu
(un consiglio ad Enzo Biagi)

< Biagi che fai
ancor non sei pentito
cacciato dalla Rai
ora tu azzanni un Dito?

quel Dito della mano
che fondò il nuovo patto
l’italico contratto
da Catania a Bolzano?

quel Medio che rispose
dal podio della gloria
alle critiche astiose
di quei “pane-&-cicoria”

non pago dell’esilio
dalla televisione
ancor critichi il Medio!
Ignori la lezione !

I liberisti in coro
or ti dan del vecchiaccio
ti strappano l’alloro:
“Rottame!” “Catenaccio!”

Dai palazzi romani
l’ordine è già partito :
bandito dalla Rai
ora venga zittito
chi volle andar per guai,
chi osò addentare un Dito >

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“A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?” (Giuseppe Fava)