San Libero – 287

7 giugno 2005 n. 287

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Sud. C’era una volta, in un paesino della Sicilia in un’estate così, un gruppo di ragazzi che aveva semplicemente voglia di andarsene a mare a farsi un bagno. In quel paesino, però, la cosa era un po’ complicata perché tutta la costa – bellissima, con gli scogli – era completamente occupata da ville, stabilimenti, spiagge recintate e chi più ne ha più ne metta. Certo, camminando un po’ si arrivava a trovare qualche scoglio ancora libero: ma perché devi farti due chilometri col sole per farti un bagno, quando stai in un paese così di mare che la gente viene di lontano per vederlo? “E poi è anche contro la legge” disse uno dei ragazzi. “Che cosa?” fece un altro. “Non possono fare così. Questo è terreno dello stato. Non ci si può costruire”. “Vabbé, la legge…”. “Perché – fece il terzo – siccome siamo in Sicilia, la legge non deve valere?”.

La legge, effettivamente, da quelle parti non valeva granché. Pochi anni prima, in un paese vicino, avevano fatto saltare per aria un ragazzo e poi gli avevano anche detto “estremista”. Comunque i nostri eroi scavalcarono un recinto (“Non hanno il diritto di mettercelo!”) e si fecero il bagno. Un paio di giorni dopo erano qualcuno in più. Una settimana dopo erano una ventina. Allora occuparono uno dei recinti, ci fu qualche storia con i guardiani (quelli diciamo così legali, e quelli della particolare legalità locale) però loro tennero duro.

Siccome erano dei ragazzi educati, stavano attenti a non lasciare nulla per terra (lattine, carte di sigaretta, roba così) quando andavano via e anzi dopo un po’, visto che ci tornavano sempre, decisero di fare una bella pulizia generale ogni giorno col rastrello. Così quel pezzetto di spiaggia (“spiaggia occupata”: l’unica illegale, o legale, secondo i punti di vista, del paese) diventò uno splendore: neanche a Taormina o a Mondello c’era mai stata una spiaggia così.

Bene, l’estate dopo i ragazzi – non è che in Sicilia allora ci fosse più lavoro di ora – ebbero un’idea geniale: fecero una cooperativa (gestione e pulizia della spiaggia, o qualcosa del genere) e chiesero la concessione al comune. Tanto si misero a camurrìa che alla fine gliela dovettero dare. Insieme per fare una spiaggia, difenderla e tenerla pulita, significa insieme anche per molte altre cose. Alla fine si accorsero – meglio tardi che mai – che in fondo stavano facendo pure politica. E che politica! Meglio che occupare la scuola, perché qua si costruiva pure qualcosa. Meglio che fare i volantini generici contro i padroni, perché qui ai padroni – che là, vi assicuro, erano gente *molto* incazzosa – gli si toglieva concretamente un po’ di quel che s’erano fregato e lo si ridava alla gente, e addirittura guadagnandoci pure da vivere grazie al lavoro utile che nel frattempo si faceva. Alla fine, così, fondarono un Gruppo Politico (ma in realtà l’avevano fondato già il primo giorno che avevano scavalcato quel recinto) e lo chiamarono Gruppo Capaci 88; Capaci sarebbe il nome del paese e ottantotto l’annata.

Adesso che vi ho detto il nome del paese capirete subito che per “fare politica” da quelle parti i partiti in realtà erano solamente due: Quelli Che Comandano (detto anche Cosa Nostra, detto anche Mafia oppure anche, secondo i tempi, con questo o quel nome di partito) e Quelli Che Non Vogliono Essere Comandati (con tante etichette, ma sostanzialmente sempre quelli). Il gioco si fece sempre più duro e a un certo punto, fra le altre cose, gli antimafiosi fecero pure una Rete (che alla fine si perse per vanità dei generali: ma questa è un’altra storia) e a Capaci, naturalmente, i primi a farla furono i ragazzi nostri. Impararono, colpo su colpo, un casino di cose; qualche anno dopo, nel ’94 – ma dovete pensare a tutti i calendari fra l’88 e il ’94, da quelle parti e altrove – arrivarono a fare pure una lista per sindaco e… e vinsero, alla faccia di tutti, per quattro voti!

Capaci così diventò uno dei comuni siciliani amministrati dall’antimafia (noi li chiamavamo comuni liberati) e, finché durò, fece un sacco di cose per il paese. La gente quel periodo se lo ricorda ancora: anche perché, quando si riperse il comune, restò un’opposizione cazzutissima guidata, guarda caso, sempre dai nostri ragazzi di spiaggia ormai un po’ ingrigiti.

“Allora io e i miei compagni di avventura del gruppo 23 maggio eravamo dei bambini, io avevo solo nove anni ma vedevo in quei ragazzi dei modelli, sono stati i nostri primi miti!”.

Ehi, un momento! Chi cavolo sei tu, ora, e da dove salta fuori st’altro gruppo?

Ogni anno, quando muore Falcone, i mafiosi festeggiano (non solo loro) ma i siciliani onesti scendono giù a ricordarlo con striscioni e bandiere. Così anche quest’anno, così anche a Capaci. Quelli che dieci anni fa erano dei bambini, quest’anno si sono organizzati, sono andati casa per casa a farsi dare da ogni famiglia un lenzuolo, ci hanno scritto le parole di Falcone e li hanno appesi ai cavalcavia. Hanno preso dei manifesti scritti a mano e li hanno attaccato dappertutto: padre Puglisi, Martin Luther King (quello del sogno), Peppino Impastato. E i volantini: “Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità” (sono quelli che fanno incazzare di più i mafiosi). Infine hanno fatto una manifetsazione, senza personaggi importanti (che non servono a niente) ma con tutti i ragazzini del paese, organizzata dal neonato “gruppo 23 maggio” (ed ecco che cos’era), dalla rete Lilliput (i locali no-global) e da tutti gli altri antimafiosi.

Figuratevi il sindaco! E’ un certo Enzo Longo, scelto direttamente – secondo me – da Cosa Nostra. “Manifesti abusivi! Stanno imbrattando il paese!”. Manda le guardie e li fa togliere tutti. “Via, via! Che cosa penseranno di noi gli amiiici di tutto il resto della Sicilia? Leva quel Falcone!”. Alla fine, sui muri sono rimasti solo i manifesti abusivi autorizzati, quelli cioè che non parlano di mafia ma solo di supermercati e di politici perbene.

Vabbè, non è finita lì. Domenica naturalmente i ragazzi hanno fatto un’altra manifestazione (con Lumia dell’antimafia, la moglie di Libero Grassi e i ragazzi dell’Addio Pizzo di Palermo), hanno rimesso in giro foto e manifesti, hanno raccolto le firme per la geniale campagna “Contro il pizzo cambia i consumi” (cioé, se sai che un commerciante paga il pizzo, NON comprare da lui). Insomma, continua. Non avete idea da quanto tempo continua – una generazione dopo l’altra, le più belle generazioni di questo mondo – e potete avere invece un’idea precisa di quando finirà: finirà il giorno dopo che sarà finita la mafia, fra un anno o fra dieci o quando sarà, fino a quel giorno preciso e non un attimo prima.
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Info: 23maggio@libero.it

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Ah: e perché vi conto tutte ‘ste storie di paese? Per non dovermi mettere a scrivere pure io di Berlusconi e di Rutelli. Volevate il pezzo politico? Bene, il pezzo politico è questo. La politica si fa a Capaci, amici miei, e la stanno facendo i ragazzini. A Roma, coi grandi politici, stiamo a perdere tempo.

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Qualcuno chiederebbe a Dino Frisullo come fare per uscire dalla crisi del centrosinistra? Oppure a Umberto Santino che fare con l’economia “sommersa”? O a Gino Strada come reagire ai referendum europei? No: abbiamo i nostri grandi politici, fra cui alcuni proprio di sinistra, e ci pensano loro. Oggi fanno due anni che a Dino, anche volendo, non si può più chiedere niente. Facciamo deportazioni forzate, rifiutiamo le leggi europee antirazzismo, non ci schieriamo contro la tortura, esportiamo sempre più armi da guerra. Questo ci dice Amnesty International: chiediamo a noi stessi che cosa fare, visto che non possiamo più chiederlo a Dino.

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“Questa trasmissione non s’ha da fare”. Quella di Stefano Mencherini, “Mare Nostrum”, il documentario – ormai famoso, ma censurato da Rai e Mediaset – sui lager-Cpt per gli immigrati, e in particolare sul centro Regina Pacis, gestito dalla Curia di Lecco, denunciato da numerosi specialisti (fra cui, a suo tempo, anche Dino Frisullo) e sfociato infine nell’arresto – per violenze sugli immigrati – di don Cesare Lodeserto. Non tutti, in Vaticano, danno copertura a gente così: ma alcuni sì certamente (a suo tempo anche Marcinkus fu coperto), e a questo punto dal nuovo papa si gradirebbero meno alati discorsi e più concreti calci nel sedere per gli aguzzini come Lodeserto. In Rai, ovviamente, è ridicolo parlare di consigli d’amministrazione e di informazione (e ne parlano purtroppo anche compagni presi in mezzo) se si continua a *censurare* Mare Nostrum così come a suo tempo si censurò Borsellino. Scandalo nello scandalo, a censurare ora ci si è messa pure l’Ansa, che prima era un’agenzia d’informazione e ora ha cancellato la notizia – drammatica – dello sciopero della fame di Mencherini.
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Sciopera la Rai, sciopera il Corriere. Persino i giornalisti – che è tutto dire – alla fine si sono accorti del Grande Bavaglio che – come Sauron – sempre più s’estende e fa buio tutto.

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Referendum 1. L’eugenetica è uno spauracchio? Non è che una cosa perché la dice un papa per forza dev’essere completamente priva di senso. Adesso stiamo facendo un referendum buono e giusto, per difendere le donne (di cui molti maschi, e in specie preti, non hanno ancora digerito la libera esistenza) e per tenere un po’ a distanza fantasie come la cittadinanza italiana all’embrione, allo spermatozoo o al Dna. Però poi dobbiamo fare un altro referendum per stabilire che nessuna ricerca sugli embrioni umani possa essere fatta a fini di lucro, che nessuna medicina ricavatane possa esserebrevettabile e che nessuna scoperta in questo campo possa essere mai soggetta a copyright o sottratta alla comunità scientifica per motivi aziendali. Ricerca libera si, ma libera veramente e aperta a tutti. Galileo lo imbavagliarono i papi, ma oggi dovrebbe guardarsi dalle multinazionali, tanti vaticani moderni, ma senza alcun umanesimo e con molti più mezzi.

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Referendum 2. Non c’è più religione (laica). Il papa s’affaccia e dice: fratelli, domenica prossima non andate in chiesa. Nella nostra religione laica, l’andare in chiesa è votare. Non è un ragionamento politico: è fondativo. Nessuno scandalo se Rutelli pastrocchia (fa, rozzamente, politica: e anche Fini, simmetricamente e strumentalmente, “vota strano”); né se Ruini fa propaganda (vuol essere un partito e non una religione? Affari suoi). Al limite neanche la violazione del concordato, con conseguente reato, da parte di Sua Eminenza è particolarmente scandalosa: ormai le leggi le violano tutti, figurarsi se andiamo a chiederne il rispetto proprio a un cardinale. Ma che Pera e Casini, vale a dire i papi della Repubblica, proclamino “non votate” è una bestemmia terrificante, da fare accartocciare su se stesso il Quirinale e trasformare all’istante i corazzieri in fricchettoni. Il fatto che non siano stati immediatamente incriminati per tradimento e arrestati – o solennemente sconfessati da Ciampi il Due Giugno – è segno della deriva dei continenti: eravamo fra Europa e Africa, siamo finiti presso le Ande.

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Rai. Il prossimo presidente sarà una statua in gesso, a grandezza naturale, di Petruccioli. In un primo momento volevano mettere lui di persona, ma poi hanno pensato che di gesso è il medesimo, e in più non si rischia d’infastidirlo mentre dorme. L’unica volta che hanno provato a svegliarlo è stato per dirgli che il Manifesto stava parlando male di lui. Ha bofonchiato che allora il Manifesto era maestro e complice dei brigatisti, s’è voltato dall’altra parte e s’è rimesso a dormire.

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Rutelli e Montezemolo. Uno sfascia il centrosinistra possibile, l’altro prepara il centrosinistra castrato ad usum confindustriae. “Basta con la politica, sacrifici”. Non è una novità, è esattamente la storia del *primo* centrosinistra, quello vero: da una parte quelli che dicevano “riforme”, dall’altra quelli che rispondevano “sacrifici”. Arrivò De Lorenzo e, senza neanche dover faticare troppo, mise d’accordo tutti. Adesso, in Confindustria, si comincia a parlare di “scelte coraggiose”, non necessariamente basate sul consenso.

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Burqa e burqisti. Sì, ma se una il burqa se lo vuol mettere da sè per forza? Prendi quella Fallaci per esempio, poveretta. Con tutto il Botticelli e il Boccaccio che pure da qualche parte qualche volta avrà intravisto, a tutti i costi vuol essere matamora e talebana, avvolta in un densissimo burqa (o cappuccio inquisitorio) virtuale nero, che non le lascia vedere niente e dev’essere anche un po’ scomodo da portarsi addosso. Povera donna. Difenderla (come i compagni baroni) proprio no, perché la legge è legge e se dice che non puoi tirar sassi ai preti allora non ne puoi tirare neanche ai marabutti. Parlare in libertà, parlare tutti? Certo, proprio così: ma ormai, a quelli come lei, se gli dici una cosa del genere prima ti scomunicano e poi ti tirano un colpo d’alabarda o di scimitarra. E allora? Io, se fossi il giudice, le direi “Sì signora, ha ragione lei, certo signora è vero, come la capisco”. Le darei un bel paio di santini nuovi per farla contenta e la rimanderei a casa sua con un sospiro. “Sì lo so, cancelliere, ma come si fa? Via, non verbalizzi. Finta di niente”.

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Italiani brava gente. Ma comprano tranquillamente Pitigrilli e la Fallaci, li vogliono Senatori del Regno, li mettono in prima pagina sul Corriere e li difendono dai pazzi giudici non-conformati che pretendono – guarda un po’ – di punirli se eccitano allo sterminio di arabi, abissini o ebrei.

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Alalà. “Pisanu: la vergogna della Repubblica. Chiudiamo i lager c.p.t.”. Per questa scritta su uno striscione, il giorno della Repubblica, il governo ha fatto caricare coi manganelli i pacifisti in corteo: “oltraggio”, “istigazione” e “scritta non autorizzata”. Insomma, legnate a chi parla male del governo. C’era bisogno di tanta acqua di Fiuggi per riscoprire alla fine il santo manganello?

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Nostradamus. 1978: muore il Papa, la Juve vince lo Scudetto, il Liverpool vince la Coppa Campioni, la Fiorentina si salva all’ultima giornata, l’Inter vince la Coppa Italia, l’Ascoli è promosso in Serie A giocando l’ultima partita col Modena. 2005: muore il Papa, la Juve vince lo scudetto, il Liverpool vince la Champions League, la Fiorentina si salva all’ultima giornata, l’Inter è finalista di Coppa Italia, l’Ascoli è in lizza nei playoff per la promozione in A e gioca l’ultima partita col Modena. L’anno dopo il 1978, il Milan finì in B e il suo presidente fu arrestato… [Luciano Seno]

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Libri 1. “Libertà di critica e di ricerca” era un seminario organizzato a Palermo qualche tempo fa. L’occasione, un paio di ricercatori e giornalisti condannati per aver parlato male di politici non nemici dei mafiosi. Ne è stato cavato un libro (Claudio Riolo, Libertà di informazione, di critica e di ricerca nella transizione italiana) che può essere richiesto a Bardi Editore 06.4817656
Info: bardied@tin.it

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Libri 2. “L’ombra del potere”, di David Lane, dell’Economist. Parla di cose innominabili, almeno alla televisione italiana. Presentazione a Firenze, organizzata da Libera e dall’antimafia toscana, sabato alle 18 al Giardino Caponnetto. Interventi: Alfredo Galasso della Fondazione Caponnetto, Massimo Del Papa di Mucchio Selvaggio, Salvatore Calleri, Elisabetta Caponnetto.

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Libri 3. Cos’hanno in comune “Fata Morgana” di Gianni Celati e “Nella città del pane e dei postini” di Giorgio Messori? Entrambi sono entrati in finale al premio Viareggio ed entrambi sono di collaboratori di “Zibaldoni e altre meraviglie”, un bel sito italiano di letteratura.
Bookmark: www.zibaldoni.it

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Culture. Assegnato a Farid Adly, giornalista libico-messinese e antimafioso, il premio annuale dell’Osservatorio Europeo sui Media Multiculturali. I soldi (5.000 euri) sono stati girati all’associazione Najdeh, una cooperativa di donne del campo profughi di Sabra e Chatila. Così in un colpo solo abbiamo fatto *abbiliari* (abbiliare, riempire di bile) Bin Laden, Provenzano e Bossi.

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Antislamica. Sudan. Due inviati di Médicins Sans Frontières arrestati per aver documentato oltre duecento casi di stupro di donne africane da parte di miliziani islamici filogovernativi. Riportare questa notizia è antiislamismo.

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Antiamericana. Calligari sparato da due o tre armi diverse, torture a Guantanamo, terrorismo del governo “occidentale” (oppositore bollito vivo) in Uzbekistan. Riportare queste notizie è antiamericanismo.

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Società. Parigi. Cinque mesi a un liceale (Samuel Morville, 17 anni) per “outrage à personne dépositaire de l’autorité publique” nel corso di una manifestazione contro la riforma della scuola. Al “tribunal correctionnel” dove si è svolto il processo, cordoni di Crs hanno impedito di assistere a chiunque non fosse avvocato o testimone. Il ragazzo ha rifiutato la pena di “lavori di interesse sociale” che gli era stata proposta (a Roma, di recente, gli occupanti di un liceo sono stati “condannati” dal preside a lavare le auto dei professori).

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Sicilia. La Regione sta svendendo per 165 milioni una delle sue principali proprietà, la Sarcis. Il deputato verde Micchiché sostiene che il valore di mercato supera invece il miliardo. Ma nessuno pubblica niente, sulle tv e i giornali siciliani (che sono tutti di proprietà ecc. ecc.), di questa secondaria polemica da 835 milioni.

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Cronaca. Riccione. Affittata per tre mesi dalla Citroen l’intera città, con diritto di esporre marchi, girare spot, cambiare i cartelli autostradali e comunali, ecc. Il sindaco, diessino, ne è felice.

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Cronaca. Roma. Ferito da una coltellata alla gola un ragazzo che cercava di opporsi all’irruzione di venti fascisti armati nel centro sociale Forte Prenestino. La squadra è arrivata all’improvviso su auto e moto, ha fatto irruzione in un settore del centro picchiando i giovani rimasti dopo un concerto ed è fuggita all’arrivo di altri compagni.

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Spot. Reporter Associati si fa in tre: alla vecchia testata si affiancano infatti “Reporter Associati World News” e “Reporter Associati International” che copriranno rispettivamente l’attualità internazionale e quella specifica del mondo arabo (in più lingue). A coordinare il tutto c’è la Reporter Associati Independent Media Initiative, alla quale aderiranno – viene annunciato – altre testate. “La garanzia di indipendenza da qualsiasi condizionamento politico e economico e la policy che ci impone di non accettere contributi da partiti politici o da organizzazioni governative (nè da multinazionali) rimane infatti la strada maestra che seguiremo nell’impegno quotidiano che ci aspetta per svolgere il nostro lavoro di reporter così come abbiamo fatto in questi anni”.
Bookmark:www.reporterassociati.org

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Spot. < Wema è uno dei più vecchi giornali in rete, esiste dal 97, ha duemila iscritti alla newsletter e una media di duemila accessi al giorno. Abbiamo l’ambizione di essere liberali gobettiani, in ogni caso europeisti, in ogni caso contrari agli attuali governi di Italia e Usa, critici verso la povera sinistra italiana, facciamo molta attenzione a scrivere equilibratamente di Medio Oriente. Scrivono per Wema un veterocomunista, una radicale, tre specialisti di mediooriente, Piero Ricca (colui che diede del buffone a Berlusconi), Carlo Ruta (giornalista antimafia), Jole Garuti (coordinatrice di Libera) e tanta altra gente, chi dal Sudamerica, chi dal Canada, chi dall’Olanda e chi dall’Inghilterra. Scriveteci per collaborare >
Info: gandini@wema.it
Bookmark: www.wema.com

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Persone. E’ morto Piergiorgio Maoloni, il più grande grafico italiano. Sessantottino, erede diretto di Abe Steiner, è stato lui a rinnovare completamente il linguaggio grafico – e non solo – dei quotidiani italiani: ha ucciso l’articolessa e l’elzeviro e ha introdotto l’icona, la scheda, il percorso grafico integrato al testo e i livelli coordinati di lettura. Dal giornale di palazzo a quello dei lettori. Se i contenuti giornalistici avessero seguito un’evoluzione altrettanto colta e coraggiosa, oggi in Italia avremmo la stampa più leggibile, e dunque libera, del mondo.

Io lo ricordo con particolare affetto per due motivi precisi. Fu lui a progettare – gratis – il bellissimo Avvenimenti dei primi anni Novanta, esempio tuttora insuperato di magazine popolare, non palloso e non di palazzo; ed è stato ancora lui a progettare i Siciliani Quotidiano del ’93, che non arrivò in edicola per defallaince di sostenitori – e poi per la vittoria di Berlusconi, che fece terra bruciata degl’imprenditori impegnati – ma che, nel suo numero zero, resta lo stato dell’arte di quegli anni (molte soluzioni poi riprese dai “grandi” quotidiani apparvero proprio lì per la prima volta).

In entrambe le imprese, una vincente e l’altra no, Maoloni s’impegnò senza riserve e a tempo pieno, apportandovi non solo le sue enormi capacità artistiche e professionali ma anche lo spirito militante di uno che comprendeva benissimo le ragioni della libertà e dell’antimafia. L’impegno civile – “rivoluzionario”, si diceva allora – per lui non era qualcosa da aggiungere nei momenti liberi, un “entusiasmo”, ma un terreno da affrontare con la medesima serietà e buonmestiere del lavoro “neutro”; che anche nei momenti più tecnici ne veniva dunque inspessito e illuminato. Quando il mondo tornerà sui suoi piedi, bisognerà imparare moltissimo da quei professionisti – un altro è il “pubblicitario” Baldoni – che hanno fatto comunicazione modernissima senza mai rinunciare alle radici popolari e umaniste della nostra sinistra. Lisitskij, i costruttivisti, Gropius, l’altro Novecento.

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Premio Ilaria Alpi a Maria Cuffaro, di Rai3. Coraggio, approfondimento, non-supponenza, leggerezza: giornalismo.

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Antonio Labanca wrote:
< Provo a sviluppare il ragionamento di Beppe. Il concepito è un “prolungamento” del corpo della madre. La quale ha pieno diritto morale (non legislativo) di tenerselo o di escluderlo. Mentre la scienza entra nel profondo della fisiologia, qualcuno ritiene che sia un “fumetto” ciò che un microscopio elettronico è in grado di leggere come insieme di cellule che innescano una vita umana nuova. E forse questo genere di umani che si sentono “più avanti” rimpiange il fatto che la riproduzione non avvenga a mezzo di uova, di modo che non si ponga alcun problema di rapporto tra madre e figlio. Natura, ahinoi, vuole invece che la vita inizi proprio così: intanto creando un rapporto simbiotico e di totale dipendenza del concepito da una madre. Una dipendenza tale che nella libertà della stessa donna vi sia anche quella di considerare ciò che si è generato un semplice “porlungamento”. C’è un altro modo di generare? sì, quello artificiale… dove sia consentito sentirsi “padroni della vita”, in nome di illuministico senso di onnipotenza >

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Alessandro Paganini wrote:
< Giusta la diagnosi popolare – “sono tutti uguali” – ma sbagliata la terapia – “e allora non me ne interesso”. Non interessandoci, facciamo esattamente il loro gioco: al ladro stra-conviene che non ci siano testimoni! Bisogna seguire, invece, controllare tutto, iniziando a partecipare ai consigli di Circoscrizione, associarsi, condividere informazioni, denunciare. Se siamo i soliti 4 gatti, ovviamente ce l’abbiamo in quel posto. Se ci dividiamo il lavoro, raddrizziamo la nostra democrazia, e, scusatemi, sarà un po’ più gratificante che non passare tutto il nostro tempo libero consumando i “divertimenti” precotti che ci propinano proprio per distrarci e cloroformizzarci i neuroni >

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Amerigo Bigagli wrote:
< Secondo te la costituzione europea fa schifo, ma serve a rendere vitale l’Europa. Ma quale Europa? Accenni ad una potenza europea (esercito, marina, politica…) e accetti quello che passa il convento. La conclusione piu’ ovvia e’ che ti sta bene un’Europa suddita dell’America perche’ negli ambiti che citi non c’e’ niente che possa consentire all’Europa di competere con gli USA. Esiste invece un’ambito nel quale gli USA sono a livello basso e pertanto l’Europa potrebbe qui svolgere un ruolo di superpotenza. Mi riferisco alla proposta partita da Lidia Menapace e dalla Convenzione di donne contro le guerre e fatta propria dai noviolenti italiani: ossia la scelta di un’Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta; un’Europa costruttrice di pace con mezzi di pace, grazie a quella forza politica che le verrebbe dalla sua presenza in terre di conflitto con proposte di dialogo, con utilizzo di corpi civili di pace, con inteventi di cooperazione, con processi di riconciliazione, con apporto di giustizia. Nessuno puo’ dire con certezza se un tale progetto puo’ funzionare, ma d’altra parte una cosa e’ certa: la storia umana dimostra che la macchina militare come garante di pace, giustizia e salvaguardia del creato ha fallito >

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Rocco P. wrote:
< Chiedo di essere tolto dalla lista. Non condivido l’impostazione politica della Catena, non ne trovo particolarmente interessanti o stimolanti le opinioni (nulla che non potrebbe dire mia mamma) nè ricevo attraverso questa Catena informazioni a me prima sconosciute >
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Fatto. La ringrazio per la pazienza avuta fin qua. Temo che con il futuro diventerò ancora più noioso: le cose che Sua mamma pensa, che fino a pochi anni fa erano magari banali, col passare del tempo diventano sempre più rivoluzionarie. Fra un paio di anni, per essere considerato estremista, basterà essere contro la schiavitù, il cannibalismo o il lavoro non-contrattualizzato.

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Paola M. wrote:
< Il rapporto 2005 di Amnesty International presentato il 25 maggio in diversi paesi è dedicato “al grande senso di libertà, alla curiosità e al coraggio di Enzo Baldoni” >

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< Viterbesi. Forse sarà perché siamo viterbesi e ci manca il senso della “virilità romana” (come spiegava Marcello Mastroianni in Una giornata particolare di Ettore Scola), ma mandare la gente a morire ci ripugna. Come ci ripugna mandare la gente ad uccidere. Come ci ripugna addestrare la gente ad ammazzare. Ci manca il senso della virilità romana, abbiamo solo il senso dell’umana pietà.
E dal governo, dal parlamento, dal capo dello stato che in violazione di quanto disposto dalla legge fondamentale della Repubblica Italiana continuano a mandare a morte i nostri figli in quella che fu la fertile mezzaluna ove la civiltà umana nacque e oggi sta morendo, non condoglianze che ci offendono più che sputi, non retorica sacrificale di chi sacrifica sempre gli altri, non promesse tanto solenni quanto fasulle, non offe macchiate del sangue dei morti, solo una cosa vogliamo: ripristino immediato della legalità sancita dalla Costituzione della Repubblica Italiana, ripristino del rigoroso rispetto dell’articolo 11 della Costituzione che proibisce all’Italia di partecipare alla guerra in corso in Iraq, cessazione immediata della partecipazione italiana alla guerra.
Ed al posto delle armi e degli armati colà inviare ingenti aiuti umanitari a tutte le vittime; inviare cola’ innumerevoli – innumerevoli, sì – operatori ed operatrici di pace organizzati in forme disarmate e nonviolente: autentici corpi civili di pace; esercitare una solidarietà concreta e orientata alla vita di tutti, al disarmo di tutti, alla convivenza di tutti, in sincero e generoso aiuto ad una popolazione cinque volte martoriata: dalla dittatura fin genocidaria prima; dalle guerre durante, poi ed ancora; dal decennale embargo assassino delle vittime più innocenti; dall’occupazione militare straniera stragista e torturatrice, dai terroristi di tutte le bande.
E adesso fate tacere le grancasse, e lasciateci piangere in silenzio i nostri morti. >
[Beppe Sini, Centro per la pace di Viterbo, nbawac@tin.it]

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Mim Al-Lombez, poeta kurdo, wrote:

Ode a Rutelli

< Tu Cicciobello, detto “cicorione”,
Tu che alla destra offristi l’insalata
D’una sinistra fratta e frantumata,
Tu surrogato dell’opposizione

Vanitoso radicchio,
Troppo innaffiato di televisione
Che liquidasti in un sol dì l’unione
Per primeggiare in altro governicchio

Dicon di te che sei depurativo
Amaricante, diuretico, per certo sedativo
Ma distillando cicuta a “mortadella”
Con la faccia pensosa già abbronzata

Precipitasti tutti noi in padella
Risuscitando la destra smandrappata.
E or la sinistra grazie alla tua boria
Per anni mangerà pane e cicoria! >

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“A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?” (Giuseppe Fava)