San Libero – 46

Due lettere alla sinistra, che non troverete sui giornali


Giorgio Bongiovanni, direttore di “Antimafia Duemila”, a Luciano Violante:
< Egregio Presidente Violante, ho letto le sue dichiarazioni sulla lotta alla mafia in Sicilia e con rammarico prendo atto del suo incomprensibile ottimismo. Da un lato la comprendo, Lei in qualche modo ha il dovere di rassicurare i cittadini. Tuttavia, come giornalista e ricercatore, non posso non esserne profondamente rattristato. Non riconosco più in Lei l’uomo capace di sensibilizzare le coscienze dei cittadini e di costituire un pericolo tale per la mafia da indurre il boss Riina ad inveire dalla sua gabbia contro di Lei. Dov’è finito quel Luciano Violante?
Noi cittadini, società civile, e piccoli giornalisti vediamo un uomo irriconoscibile che mostra debolezza nei confronti di un problema che non è affatto risolto. Forse è accaduto che, preso da troppi impegni, non ha avuto modo di informarsi leggendo le requisitorie o di ascoltare le parole dei giudici rimasti in trincea (Grasso, Scarpinato, Lo Forte… ) o dei magistrati titolari dei processi per le stragi di Capaci e di via D’Amelio (Tescaroli, Palma, Di Matteo e altri). Non potendo credere che il suo atteggiamento sia condizionato dalla campagna elettorale, preferisco rimanere convinto della prima ipotesi.
Cosa Nostra, nel silenzio generale, continua a taglieggiare i commercianti in Sicilia e ricicla miliardi grazie alle tecnologie, per non parlare dell’immutato controllo che esercita nel settore degli appalti, i cui scandali hanno travolto anche parte della sinistra. Non ha più bisogno di dichiarare guerra allo Stato, ha ristabilito i suoi equilibri e il suo potere economico, finanziario e militare. La tattica è sempre la stessa, quella che ci ha insegnato Lei: “Il rapporto tra mafia e antimafia ha avuto, sinora, un andamento ciclico. Prima il grande omicidio politico: poi, nell’ordine, indignazione, nuove leggi, nuovi arresti, nuovi processi; quindi la soddisfazione per i risultati raggiunti e la disattenzione. Così fino al nuovo omicidio politico, che riattiva il ciclo” (Introduzione a Mafia e Antimafia, Rapporto 1996, Luciano Violante).
Perdoni la mia franchezza, non intendo accendere alcuna polemica e nemmeno muoverle una critica fine a se stessa, solo un invito a ritornare per tutti noi un punto di riferimento, un uomo simbolo della lotta alla mafia come è sempre stato >.

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Padre Alex Zanotelli, missionario, a Walter Veltroni:
< Caro onorevole, penso che il viaggio in Africa e la visita a Korogocho sia stato un evento importante per te personalmente. Vedere con i tuoi occhi e sentire con il tuo naso è tutt’altra cosa che guardare gli esclusi in televisione o leggerli nelle statistiche. Penso che le sofferenze dei poveri hanno cominciato a cambiarti come uomo: in questo ti sento vero e sincero. Come leader politico ti ringrazio perchè stai tentando di mettere l’Africa e la povertà globale al centro del dibattito. Non vorrei però che le sofferenze dei poveri diventassero semplicemente oggetto di manipolazioni, tatticismi e furbizie per ottenere consensi elettorali.
Per questo ho sentito il dovere di scrivere questa lettera aperta. Io guardo il mondo stando dalla parte degli impoveriti, cioè dalla parte dell’80% dell’umanità. Lo faccio come credente perchè tutta la tradizione biblica, ebraica e cristiana, da cui provengo sta dalla parte degli esclusi, perchè il Dio di Mosè non è il Dio dei faraoni o di Clinton, ma il Dio dei crocefissi.
Per la prima volta nella storia, il mondo è retto da un unico sistema: l’Impero del denaro. Mai si era visto un impero tanto vittorioso e talmente suadente, grazie alla forza dei mass media, da prenderci tutti nella sua ideologia. Viviamo in un sistema economico dove il 20% degli uomini si pappa l’82% delle risorse a spese del resto dell’umanità. Il 20% dei più poveri ha a disposizione solo 1, 4% dei beni. Per me questo è un sistema di peccato.
Questo sistema si regge sullo strapotere delle armi: spendiamo ogni anno 800 miliardi di dollari in armamenti (ma il Muro di Berlino non era crollato?) per difendere i nostri privilegi dalla minaccia dei poveri.
Chi vive nell’opulenza e la difende a denti stretti pone anche una gravissima ipoteca ambientale. Molti studi ci dicono che abbiamo non più di 50 anni per cambiare: è in ballo la vita del pianeta. L’Impero del denaro uccide quindi con la fame (30 milioni: un “olocausto” ogni anno), con le armi e con la distruzione dell’ambiente e delle culture.
Dobbiamo smetterla di raccontarci la storia di un “sviluppo sostenibile”. O cambiamo rotta o cadiamo nel baratro. Tocca alla politica reinventare la politica e reinventare anche lo stato, perchè l’economia ritorni a servire la polis. La politica e il far politica devono rispondere alle esigenze della gente e soprattutto della vita, della vita per tutti.
Caro onorevole, hai il coraggio di un’azione politica alternativa che risponda ai bisogni del paese e del pianeta?
Permettimi alcune domande alle quali chiedo una risposta pubblica.
1. Sei d’accordo con questa analisi del sistema economico-politico? E sei disponibile a tradurla in programma politico concreto?
2. Sei disposto a portare queste istanze al vertice dei G8 a Genova?
3. Come giudichi le politiche di aggiustamento strutturale imposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale ai paesi impoveriti?
4. Qual è la tua posizione sull’Accordo multilaterale sugli investimenti, sul cosiddetto Nafta per l’Africa e sulle politiche dell’Organizzazione mondiale del commercio?
5. Sei disposto a delegittimare una Nato usata per la politica imperiale? (Nel nostro piccolo, come mai il disegno di legge per controllare produzione ed export delle armi leggere dorme ancora in Parlamento?)
6. È da poco uscito un testo importante. S’intitola Italia capace di futuro: è frutto del lavoro di ricerca della società civile, è sottoscritto dalla Rete di Lilliput, e ci indica come costruire un domani sostenibile nel nostro paese. Sei disponibile ad assumerlo come programma?
Tra qualche giorno ritornerò a Korogocho, nei sotterranei della vita e della storia. Spero che quell’umanità dolente che anche tu hai toccato con mano, quei luoghi di esclusione che mi fanno indignare, portino anche l’uomo politico Veltroni a scelte economico-politiche coraggiose. Perchè vinca la vita. >

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Azionisti 1. Dean wrote: < Col ritiro di Blu dalla gara Umts il governo ha perso decine di migliaia di miliardi, mica bruscolini. E chi è uno degli azionisti più importanti di Blu? Il capo dell’opposizione politica del governo che ha bandito l’asta! Ah ah ah! Da morire dal ridere! Altro che conflitto d’interessi, qua siamo al circo, col clown nano che leva la sedia da sotto il culo all’altro! >


Azionisti 2. Galante Garrone e Bobbio (novantuno e novantadue anni), quando hanno saputo che i fascisti sono ancora bestialmente incazzati con loro, si sono telefonati per farsi una gran risata alla faccia loro: ah, il vecchio partito d’azione! Siamo rimasti in due vecchi e soli, e ancora i repubblichini ne hanno paura.


Ruggero, classe 85: “Penso che più della naja sia utile il volontariato”. Certo. Ma una buona tradizione, in Italia, era che a volte volontariato e naja, quando proprio ce n’era assoluto bisogno, diventavano la stessa cosa. I garibaldini, i partigiani…


Candidato. In America può essere chiunque, purchè non sia nero, donna, gay o ebreo. In Italia basta che non sia di sinistra.


Blu. Il nome, in una cena a Napoli, l’aveva trovato (ma che c’entrava? Boh. Lui c’entra in tutto) l’ex presidente della Repubblica Cossiga. Teorema: Cossiga porta sfiga.


Chioggia. Un ragazzo su quattro, secondo un’inchiesta locale, non prosegue gli studi dopo la terza media. Lavoro nero e buoni redditi già a sedici anni nel settore della pesca.


New politics. Rutelli. Dal buonismo al bellismo.


Giustizia. Sfasciare le finestre a pietrate all’inquilino che non se ne vuole andare non è reato. Lo stabilisce la solita pittoresca corte di cassazione italiana, seconda sezione penale.


Audience, format, target, niù televiscion e compagnia bella. La gente che si raduna fuori della villa del grande fratello, a Cinecittà, a urlare invettive pasoliniane: a zoccola, a froscio, a fijio de ‘na mignotta.


Cronaca. Roma. Era brasiliano e aveva ventisette anni il transessuale trovato nudo e morto dentro un sacco della spazzatura, l’altro giorno a Magliana, da quella guardia notturna che era scesa nel fosso per pisciare. Si chiamava Antonio e si prostituiva dalle parti della Piramide.


Italia. Dodici prostitute uccise per la strada dall’inizio di quest’anno.


La suocera del regime. Bossi risale nei sondaggi (era sceso al tre per cento). La linea dura sta pagando, e pagherà di più – se tutto va bene – in avvenire. Ogni cento tunisini cacciati, un sottosegretariato. Ogni crociata, un ministero.


La politica. Rutelli, cominciando la campagna elettorale, sente il bisogno di spiegare al pubblico come la pensa lui in fatto di delinquenza. Come tutti i candidati, è nemicissimo di ogni forma di malavita: leggi severe e dure, basta con il lassismo, linea dura. Tutto regolare: la prima volta che abbiamo sentito fare questo discorso era la campagna elettorale di Tutmosis I, candidato a faraone circa quattromila anni fa. Rutelli però ha voluto strafare e se l’è presa con la legge Simeoni, che prevede pene alternative per alcune condanne minori in particolari circostanze. E apriti cielo: la delinquenza scatenata, il cittadino ha paura, e così via.
Ora, si dà il caso che la legge Simeoni sia una legge “fascista”, nel senso che il primo firmatario è un onorevole di Alleanza nazionale; e che Rutelli, viceversa, sia un candidato “progressista”. Quindi: i fascisti fanno le leggi umane e liberali; i progressisti, in nome dell'”ordine”, vogliono le vecchie leggi fasciste.
Per fortuna non è così. La legge Simeoni è il frutto di uno schieramento civile trasversale, e la campagna demagogica per la “linea dura” la fa Rutelli ma la fanno anche, meglio e prima di lui, i fascisti, Forza Italia e compagnia bella. Sulla galera, lo scontro non è fra rutelliani e forzisti ma semplicemente fra persone civili e forcaioli.
Una volta, però, questa divisione aveva un nome preciso e le due parti – quella civile e quella medievale – si chiamavano semplicemente sinistra e destra. Poi tutto è diventato più complicato.


Anni Venti. Hanno condannato a un anno di carcere Veltroni perchè aveva falsificato i bilanci dell’Unità (i soldi gli servivano per darli a Craxi). Tiggì uno, tiggì due e tiggì tre; dibattito da Bruno Vespa; vignetta di Forattini; comunicato della Conferenza episcopale; articoli di Ernesto Galli Della Loggia (almeno tre); Veltroni accusato di communismo irredimibile, nemico della nazione e fuori da ogni consorzio umano.
In realtà, non hanno condannato Veltroni ma Romiti, uno dei due o tre uomini più potenti d’Italia. Falso in bilancio, e soldi neri a Craxi. Avete letto niente su questo, a parte quella colonnina a pagina venti che non si capiva bene di che parlasse? Stavolta la condanna è arrivata perchè ai tempi del reato c’era ancora la repubblica, perchè i giudici erano coraggiosi e di parte civile c’era un avvocato esperto come Galasso: e già è stata una condanna di cui praticamente nessuno s’è accorto. La prossima volta i giudici ci penseranno un po’ di più, i testimoni d’accusa saranno un po’ di meno, e non ci sarà nememno quella colonnina a pagina venti.


Inchiesta. Padova. Su mille di ragazzi da sedici a ventiquattro anni, più di trecento non hanno mai sentito parlare di emigrazione dal Veneto.


Distratto. Non ho capito bene se Bossi ora vuole Nizza e Savoia.


Nairobi. Gli scienziati dell’Università di Nairobi hanno finalmente avuto – dopo una lunga polemica – il riconoscimento di una importante scoperta scientifica, il cosiddetto “vaccino Dna” elaborato nel quadro della lotta contro l’Aids. La scoperta era stata inizialmente annunciata come propria (e brevettata) dal Centro Ricerche dell’Università di Oxford. Gli inglesi alla fine hanno però dovuto riconoscere (“C’è stata qualche svista da parte nostra, di cui ci scusiamo con la controparte kenyota”) il fondamentale apporto dei (poveri) ricercatori del Kenya.


Linux. “È un fenomeno da matti, da fanatici religiosi”, secondo il presidente della Microsoft Ballmer. Il sistema open source (sviluppo libero) invece “è folle perchè non si può pensare che il software possa essere gratuito: il capitalismo funziona su diverse basi”. E Internet? Tutto somamto si può tollerare, però “la politica del gratis non va bene” e bisogna tornare agli abbonamenti a pagamento. In Germania la pubblicità Microsoft per il lancio di Windows Me è basata su un pinguino (il logo di Linux) con le orecchie d’asino…


Dialogo. La Stampa, che è un giornale civile, scrive: “Il campo palestinese parla del primo ministro israeliano sia come di un assassino di bambini che come di un leader debole, offesa che per gli arabi è forse la peggiore… “. Per gi arabi, gente selvaggia, ammazzare i bambini non è granchè: come si fa a dialogarci? Meglio usare la forza.
Le televisioni israeliane, a Gerusalemme, in questa settimana non hanno fatto altro che mandare le immagini del linciaggio dei due soldati israeliani a Ramallah. Quelle palestinesi, la sequenza del bambino ucciso dai soldati israeliani mentre cercava di ripararsi insieme al babbo dietro un bidone. Un collega propone (www. ilbarbieredellasera. com) di mandare per una settimana i giornalisti palestinesi a gestire la tv israeliana, e quelli israeliani a gestire la tv palestinese. Le immagini, oramai, vengono usate come missili o come cannoni. Forse, sparandosele addosso invece che sparandole addosso al nemico…


Sicilia. “Mio figlio era bravo a scuola ed era comunista”. “Io abitavo a Cinisi in corso Umberto 230 e lui, Tano Badalamenti, abitava a pochi passi”. “Peppino non tornò a casa e i suoi compagni andarono a cercarlo”. “I carabinieri non lo fecero il loro dovere, furono i compagni di Peppino a prendere quella pietra a portarla ai magistrati di Palermo”. “Oggi lo posso dire a voce alta: ad ammazzare il mio Peppino è stato Tano Badalamenti”.
Felicia Bertolotti, ottantaquattro anni, non è una donna siciliana, oggi: è la Sicilia.


Ignazio Buttitta wrote: < Sicilia quanta gloria
e chiantu e cori ruttu
la mafia e li parrini
t’hannu vistuta a luttu… >