San Libero – 4

Volevo scriverti qualcosa tanto per continuità (domani parto per un paio di giorni, e il sabato e la domenica sono senza computer) ma mi vengono in mente cose tanto scomposte e così divergenti fra loro che non ne vale proprio la pena. Un paio di ragazzini catanesi, tutt’e due rapinatori; la chiacchera con uno di questi due alla Villa (“Ma insomma, perché lo fai?” “Sai, giorno 15 c’è il concerto di Baglioni a Firenze” “E che c’entra?” “E secondo te come ci arrivo fino a Firenze, a piedi?”) e solo un breve scambio di sguardi con l’altro al tavolo di una birreria notturna, alcune ore prima che lo prendessero e gli tagliassero la testa per una rapina sbagliata (la testa poi fu ritrovata ai piedi della statua di Garibaldi e ci scrissi sopra un buon pezzo di cronaca). Non so. Forse perché al bar, poco fa, si sentiva musica di Baglioni. O forse per quell’onda di noia che ti viene alla fine di una giornata in cui ti sei agitato molto e non hai concluso niente. Dovrebbero essere quasi quarantenni, quei due ragazzini, se fossero vissuti; e forse il primo dei due magari è ancora vivo.
La città di Catania, a quell’epoca, era la capitale del dolore minorile. Il più alto tasso di rapinatori minorenni, il più alto indice d’emarginazione. Sono passate moltissime cose, da allora. Ora Catania è una delle città più ripulite del mondo, col suo settanta per cento di elettori “progressisti” è molto più liberale di Stoccolma e molto più di sinistra di Leningrado quando c’era Lenin dentro. Eppure. La percentuale dei rapinatori minorenni non è sostanzialmente cambiata da allora, né l’infelicita dei ragazzini è minore.
Ho un volantino, davanti: da un lato c’è scritto che due anni fa, in Italia, su ogni cento ragazzi arrestati due erano catanesi; due anni fa; l’anno scorso, erano tredici ogni cento. Da un lato del volantino c’è questo fatto, e dall’altro una scritta che dice che queste cifre sono state diramate dal Tribunale dei Minori, ma che nessuno le ha voluto pubblicare; e che allora loro, i firmatari del volantino (un gruppo di giovani cattolici locali) hanno deciso di “riprodurre a spese private” il drammatico comunicato del Tribunale per portarlo almeno in questo modo all’attenzione della gente. “Ciclostilato in proprio, ecc. “. Ai miei tempi i volantini si facevano per parlare della rivoluzione, adesso invece la stampa clandestina serve per diffondere le grida di disperazione dei magistrati.


Sul “N. Y. Times” di oggi, riportato dalla “Stampa”, c’è un pezzo sulle differenze tecniche fra sedia elettrica (superata e, per circa due minuti, dolorosa) e l’iniezione letale (efficiente, moderna e, rispetto alla sedia, umanitaria). Sono stroppo stanco per riscriverlo, ma vi consiglio di cercarlo. “Passando attraverso il cuore (la corrente elettrica) distorce il normale ritmo ventricolare in un inefficace contorcimento a serpentina, conosciuto come fibrillazione… “. Poi l’articolista passa ad illustrare le virtù antidolorifiche, per contrapposto, dell’iniezione. A me pareva di leggere una pubblicità del Zyklon B (“Basta con la barbarie delle raffiche di mitragliatrice”).


Non riesco a trovare nulla di spiritoso, stasera. È colpa mia, scusatemi, fattori soggettivi. (M’era venuta in mente una bella battuta ironica, e anche abbastanza attuale, di Karl Kraus, ma poi mi sono ricordato che alla fine, dopo che vide arrivare i nazisti e vide soprattutto la gente battergli le mani, morì suicida. E allora lasciamo stare).


Bene, spero di trovare qualche indirizzo nuovo (amici, conoscenti, gente a cui volete male) cui spedire ‘ste lettere quando torno, fra qualche giorno. Fatemelo trovare nella casella. E buon week-end