San Libero – 199

6 ottobre 2003 n. 199

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E’ bella, la storia di Clarence. Quando chiuse “Cuore” alcuni dei redattori e collaboratori decisero di non mollare e si trasferirono armi e bagagli sul web, che allora era una novità in Italia. Misero su un sito – quello di Cuore non era più disponibile per ragioni legali – e lo chiamarono Clarence dal nome dell’angelo-cittadino del film di Frank Capra (ma Clarence è anche il nome del ragazzino sveglio che diventa il braccio destro dello “yankee alla corte di re Artù”, e porta la libertà e il giornalismo nel cuore dell’Inghilterra medievale). Bene, Clarence funziona, si fa un nome, riesce a tenere insieme benissimo la creatività di Cuore e il rigore tecnico del mondo html. E’ seria, è divertente, si fa voler bene: un successo. A un certo punto una multinazionale svedese la acquisisce per diversi miliardi, lasciando libertà di gestione ai redattori. E Clarence cresce ancora.
Ecco, Clarence è una delle poche storie belle e vincenti del web italiano. Clarence, Buongiorno.it, Kataweb, Il Nuovo… Solo che Buongiorno e Clarence nascono praticamente dal nulla, con unico capitale la creatività e il buon mestiere, mentre Kataweb e il Nuovo partono già con grossi gruppi industriali alle spalle. Non risulta che Clarence abbia mai sfigurato, in qualità e in audience, rispetto ai concorrenti “ricchi”. Da anni è stabilmente fra i portali italiani più cliccati: professionalità e libertà, tenute insieme, possono benissimo vincere sul mercato. Questa vittoria è merito del “nucleo duro” di Clarence – Neri, Grassilli, Lia Celi, i “cuoristi” – ma anche e soprattutto della *redazione* di Clarence: il collettivo umano e professionale che in tutti i giornali seri rema sottocoperta e senza tanti applausi manda avanti la nave.
Di questi redattori, la maggior parte – come sapete – adesso ha lasciato Clarence, essendo evidentemente venuto meno il feeling fra loro e la nuova proprietà del portale. Ripeto qui l’elenco dei loro nomi: Alberto Burba, Igino Domanin, Guido Fossati, Elena Galli, Nikolai Kontorov, Stefano Porro, Jonathan Silvi. Con Giuseppe Genna, e con Maurizio Pluda direttore, essi sono stati in assoluto la miglior redazione di magazine del web italiano. Con mezzi relativamente poveri, hanno saputo credere nel prodotto, gestirlo al meglio, dargli un’identità inconfondibile e posizionarlo in un preciso settore di mercato. In più, hanno condotto battaglie civili e coraggiose, e hanno saputo farlo senza mai annoiare il lettore. Non credo che a un giornalista si possa chiedere più di questo.
Perciò, desidero adesso ringraziarli per il contributo che hanno dato – e che certamente daranno ancora – al giornalismo italiano. Adesso non sto parlando come scrittore satirico, come “tanto per abbaiare”. Parlo come vecchio giornalista professionista, con un quarto di secolo di mestiere alle spalle ed esperienze un tantino superiori a quelle del medio giornalismo italiano. In questa veste, non ho che una parola da dire a questi colleghi: “Bravi”.
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A Neri e agli altri che hanno lasciato la proprietà di Clarence posso finalmente esprimere senza tema di piaggeria il mio ringraziamento, a loro che sono stati anche i miei editori. Non hanno avuto paura di pubblicarmi (altre testate, più “di sinistra”, l’hanno avuta), mi hanno sostenuto nei momenti difficili, mi hanno sempre lasciato scrivere quel che volevo, mi hanno consentito di continuare ad “abbaiare” quanto e come volevo. Ce ne fossero, di editori così. E anche di manager così, seri, non pomposi, buoni conoscitori del web e del mercato.
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Ai lettori, desidero dire semplicemente che continuerò a pubblicare su Clarence se sarà possibile continuare a farlo con serietà e libertà come prima. Non ho con la nuova proprietà i rapporti di vecchia amicizia e allegria che mi legavano alla vecchia, non ho neanche nulla contro di essa; qui sono semplicemente un professionista che valuta serenamente un rapporto con degli imprenditori, dandone trasparentemente conto – come vedete – ai lettori.
La rubrica che state leggendo, in ogni caso, oggi come oggi è la pubblicazione più prestigiosa del web italiano nel suo settore. Se continuerà a uscire su Clarence, bene. Altrimenti bisognerà cercarla su altri siti, e sulla e-zine. Comunque, si andrà avanti: “tanto per abbaiare”. Grazie.

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“Italiani, qua si campa troppo” ha dovuto comunicarci, con rincrescimento, l’amministratore delegato dell’azienda Italia. Si magna, si beve, si fanno i settanta i settantacinque e magari gli ottant’anni, e poi si pretende pure la pensione. Oh, ma vi pare che li andiamo a rubare, i soldi? Così è partito il dibattito sulle pensioni. Che è una cosa completamente diversa dal dibattito sull’evasione fiscale, sugli imprenditori che plebiscitariamente non pagano le tasse e roba del genere (quest’ultimo dibattito è molto maleducato e difatti non se ne parla). Il centrosinistra ha reagito in diverse maniere: pensioni sì, pensioni no, pensioni forse. L’unica cosa su cui è la protesta è stata unanime è sul fatto che il signor B., prima di andare in tv a dire tutte queste belle cose, non l’ha comunicato al presidente della Vigilanza Rai, Petruccioli. Giusto. A discolpa del signor B. bisogna però ammettere che non è tanto semplice comunicare con Petruccioli: apri la cripta, tira fuori Petruccioli, sbendalo, dagli gli schiaffettini per farlo risvegliare, spiegagli in che giorno e in che anno e in che secolo siamo… insomma, con tutto il tempo che ci vuole per mettere in funzione il Petruccioli i pensionati hanno tutto il tempo di crescere e moltiplicarsi come conigli. E questo naturalmente non si può tollerare.

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Tolleranza zero. Retata di ragazzini al Virgilio, tutti criminalmente dediti alle canne e pertanto denunciati. “Dosi nascoste fra i libri”, “gli agenti si sono finti bidelli”, “blitz antidroga al liceo”, ecc. I politici responsabili di questa bella retata di capelloni drogati (si dice ancora così?) hanno festeggiato il successo con grandi tirate di coca, che come tutti sanno gira liberamente nei ministeri (dove, almeno in un caso dimostrato, gli spacciatori sono di casa) e in genere nei palazzi del potere. Un telegramma di congratulazioni è stato inviato dall’Atice (Associazione Trafficanti Internazionali Cocaina ed Eroina), i cui affari sono molto facilitati dalla confusione fra droghe pesanti e “droghe” leggere, che già negli anni Settanta causò la morte di centinaia di ragazzi convinti – visto che a fumare non gli era successo niente – che non sarebbe successo niente nemmeno con l’eroina. Perciò non date retta al ministro, che vi vorrebbe spingere a farvi le pere: una canna non ha mai ammazzato nessuno, ma l’eroina sì, perché L’EROINA E’ UN’ALTRA COSA. Spiegatelo al ministro, spiegategli anche che la coca fa pure male (e ditegli di ripeterlo ai suoi amici), e ditegli che se fra una cazzata e l’altro ogni tanto perdesse un po’ di tempo anche per acchiappare qualche trafficante mafioso non sarebbe una cattiva idea.

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Economia. Un venditore ambulante senegalese è stato arrestato nei pressi di via Condotti perché sospeso a vendere Cd piratati.

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Honoris causa. Roma. Conferita laurea honoris causa in economia a un alto funzionario del Kgb, il russo Vladimir Putin.

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Desparecidos. Almeno centoquindici adolescenti argentini sono scomparsi di casa nell’ultimo anno senza più dare notizie di sé. E’ uno degli effetti collaterali della gravissima crisi economica causata in quel paese dalle politiche economiche imposte dal Fondo monetario internazionale.

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Tienanmen. Un operaio s’è dato fuoco nella principale piazza di Pechino durante le celebrazioni dell’anniversario della repubblica popolare. Motivo del gesto, la disoccupazione. Non è il primo suicidio di protesta che si verifica in Cina, fra dittatura “comunista” e deregulation “capitalista”, nell’indifferenza della stampa occidentale.

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Sicilia. Si sono conclusi ieri con un gigantesco pellegrinaggio (oltre mezzo milione di fedeli) al santuario della Madonna del Condono i festeggiamenti, durati oltre un mese, con cui i siciliani hanno voluto celebrare la nuova legge per la cancellazione dei c.d. “abusi edilizi”. Il provvedimento, che in tutta l’Isola ha destato un’irrefrenabile ondata d’entusiasmo, permetterà a numerose ville “abusive” di venire alla luce (letteralmente: molte erano state occultate con terra e sabbia subito dopo la costruzione) su tutte le spiaggie della Sicilia. Alcune proprietari hanno chiesto il condono per ville abusive ancora inesistenti, ripromettendosi di costruirle appena ottenuta la sanatoria. Le autorità non mancano comunque di vigilare per mantenere il fenomeno nei limiti di legge, a tutela delle bellezze naturali e artistiche della regione. E’ stata ad esempio negata la sanatoria a un colossale complesso (comprendente una ventina di colonne doriche alte dieci metri) costruito nei pressi di Agrigento da tale Poliarkos. “Non tollereremo ulteriormente scempi del genere” ha detto il governatore Cuffaro annunciando la prossima, esemplare, demolizione del complesso abusivo.

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Popolino. Su Panorama (2 ottobre, p.259), commentando una sciocchezza qualunque, qualcuno scrive: “Il popolino, avido di pettegolezzi e di Novella 2000…”. Non sentivo parlare di “popolino” da circa quarant’anni. Di solito, chi usava questo termine allora era una signora di mezz’età col mignolo graziosamente arricciato attorno alla tazzina del tè. Adesso invece è Fabrizio Rondolino, valente manager di “sinistra”, quello che sarebbe diventato il Campbell di D’Alema se D’Alema fosse diventato Blair.

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Giornalisti. Una volta lavoravo in un quotidiano siciliano, il Giornale del Sud. Il direttore era Giuseppe Fava, e i redattori tutti i ragazzi che poi fecero I Siciliani. Un giorno a Milano acchiapparono un boss mafioso con una tonnellata di droga in un camion, proveniente dalla Sicilia. Il boss era cugino di un assessore del comune di Catania. Noi cronisti pubblicammo regolarmente questa faccenda. Due giorni dopo i proprietari del giornale, su pressione dei politici, licenziarono il direttore. Noi redattori occupammo il giornale, e l’occupazione durò quindici giorni. Al sedicesimo giorno arrivò il signor Sindacato (la Fnsi, già allora, non era molto propensa a sostenere i giornalisti antimafiosi) e ci fece sbaraccare l’occupazione. Misero un nuovo direttore, un pover’uomo che non si faceva vedere quasi mai, e un vicedirettore feroce, che aveva il potere effettivo. Era un tizio giovane, sulla trentina, tracagnotto, ammanicato con tutti i politici della città; non granchè come giornalista (in effetti, c’era arivato per caso) ma ottimo come censore. Nel giro di due settimane fece pubblicare diversi articoli in difesa dei politici mafiosi e uno addirittura in lode del boss Santapaola.
Noi ragazzi (prima di essere licenziati a uno a uno) lo prendevamo per il culo in tutte le maniere. Io in particolare, prima del licenziamento, passai un paio di mesi bellissimi, in cui non avendo nulla da perdere mi divertii davvero un sacco. Ogni sera, prima di andare via, facevo un epigramma sulla più recente impresa del nostro guardaciurma, e lo attaccavo al corridoio della redazione. Le signore delle pulizie, che erano tutte complici, lo lasciavano lì. La mattina, quando il nostro arrivava, per prima cosa trovava i miei versi, e lo si sentiva sbraitare per tutto il giornale.
Basta, ne sono passati di anni. Da allora, pensavo che il nostro amico avesse cambiato mestiere (secondino, scafista, agente del Kgb, caporale) e invece no: per qualche oscuro motivo, è ancora fra le valorose schiere dei giornalisti. Me lo segnalano dalla Sicilia, dove – mi dicono – lavora (com’era ovvio) per Ciancio e in più prende qualche decina di migliaia d’euri l’anno come “consulente” del buffo sindaco Scapagniello. A Catania, la cosa è regolare: metà dei giornalisti di Ciancio, in realtà, sono pagati dal comune o dalla provincia che li assumono (vedendoli assai di rado) come “consulenti”. Ma non è questo il punto. La cosa che mi meraviglia è che il nostro tizio – si chiama Salvatore La Rocca: ho faticato a ricordarmi il nome perché noi in realtà lo chiamavamo in maniera più breve – viene pagato come consulente “per l’informazione”. Informazione? Boh. Si vede che a Catania la chiamano così. A Bologna, la chiamano in un’altra maniera.
Ah: c’è qualche speranza che la Fnsi intervenga per far cessare questo e altri scandali del “giornalismo” catanese? Certo che c’è. Il sindacato dei giornalisti siciliano è famoso per la sua indipendenza, il suo coraggio e l’intransigente difesa dei giornalisti onesti (ho appena vinto un premio di satira).
(La sinistra? Il Ds ha appena finito di fare un dibattito su “conflitto di interessi e informazione”, a Catania, in cui sono riusciti a chiacchierare per più di due ore senza mai pronunciare la parola “ciancio”. En passant, non avevano invitato nè Benanti nè Claudio Fava nè me: praticamente non c’era nessun giornalista).

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fabioamb wrote:
< Pensa ai miliardi che Prodi e compagni hanno regalato ad un tiranno dittatore come Milosevic invece di pensare a Berlusconi! >

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alessandro wrote:
< Tra parentesi, perché non pubblicate integralmente il “piano di rinascita democratica” della P2, visto che non tutti lo possono recuperare su internet, e visto che ne risultano ormai numerosi punti realizzati? Controllo dei media, controllo di Cisl/Uil, controllo di partiti, governo e parlamento, maggioritario con polo/ulivo, attacco alla Ra, subordinazione della scuola alle necessità produttive, attacco alla magistratura per completarne il controllo, scudo fiscale, limitazione del diritto di sciopero, riforme costituzionali… >
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Mi pare che la Sua richiesta sia superata. Ha provveduto direttamente Gelli.

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Carlo Felice Dalla Pasqua – Il Gazzettino
< Leggo su “tantoperabbaiare”: “Adesso i ragazzi veneti non fanno più i mendicanti. Anzi, hanno imparato a perseguitarli: a Vicenza e a Treviso l’elemosina è vietata”. Non è che l’ex sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini mi stia simpatico, tuttavia fra le poche cose che non ha fatto c’è stata quella di vietare l’elemosina. So che la notizia circola in vari ambienti e viene data per scontata, tuttavia posso garantire che non vi è stata nessuna ordinanza o altro tipo di provvedimento che abbia proibito ai mendicanti di stare sulle strade di Treviso. Per verificare in altro modo basta passare un giorno qualsiasi per le strade del centro, dove mendicanti e vigili convivono. Distinti saluti >
* * *
L'”ex sindaco” Gentilini è ancora di fatto, come Lei sa, il sindaco di Treviso per interposta persona (mi dicono anzi che da poco un suo busto è stato posto nel locale museo). Il suo comportamento verso i poveri è scandaloso e sarebbe stato considerato tale da qualunque veneto al tempo il cui ancora il Veneto era cristiano.

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Luca wrote:
< Volevo dare tramite le tue pagine un suggerimento al ns Presidente del Consiglio:: mi piacerebbe che portasse al suo amico Bush) i ringraziamenti di tutti i parenti delle vittime del Cermis per la promozione a maggiore del pilota del Prowler che un paio d’anni fa ha adoperato il suo aereo come un coltellino svizzero contro una funivia. Come al solito, i furbi non pagano mai >

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Ale write:
< Ma cosa farneticate a proposito di Microsoft? Io lo uso tutti i giorni (sono un tecnico informatico) e devo dire che fa proprio schifo: ogni giorno qualcuno mi chiama perchè c’è un problema, non puoi tenere aperti più di 3 programmi che si blocca tutto o dà errori, per non parlare dei continui problemi di configurazione e settaggio. Voglio sapere chi di voi non ha dovuto formattare l’hard disk quando aveva montato un sistema Microsoft. E’ mai successo ad un sistema Linux o Macintosh? No, ve lo dico io, e ve lo diranno tutti coloro che ci lavorano. Per non parlare della sicurezza: lo sanno tutti gli esperti di informatica che gli applicativi Microsoft hanno delle falle e dei bug grandi come grattacieli; Outlook (il programma di posta elettronica) è un autentico colabrodo, e Windows XP è pieno di bug che facilitano notevolmente il lavoro di chiunque voglia entrare nei nostri computer >
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Gianni wrote:
< Il suo windows si inchioda spesso? Strano prchè sono sicuro che lei si è allineato a TUTTI gli standard… ossia alle certificazioni… in pratica il suo PC è certificato Microsoft… è una macchina di marca con tanto di bollino (Compaq, HP, Dell, IBM, ecc…)… NON E’ un PC Assemblato… il software che ha installto è TUTTO autorizzato… ossia certificato Microsoft… tutto il software è pensato per il sistema operativo esistente (software a 32 bit certificato… nulla di strano scaricato da Internet. Come vede se ci atteniamo alle regole tutto funziona perfettamente… tutto va a gonfie vele. Se il software è pensato per quella piattaforma ed è certificato e Patchato secondo le ultime patch… le assicuro che tutto fila liscio… e il sistema operativo non c’entra nulla!!! Quindi cerchiamo di non dare FALSE INFORMAZIONI….altrimenti la gente non capisce e si confonde!!! >
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Insomma, Microsoft funziona bene se tutto ciò che c’è nell’hard-disk è Microsoft (col patch di un’ora fa). Altrimenti è colpa dell’utente, che ha scaricato uno shareware da internet, ha comprato un progamma non-Microsoft ecc. Se il Pc è assemblato (come buona parte dei pc) è sempre colpa dell’utente. Ma perché tutte queste belle cose la Microsoft non le dice nella sua pubblicità? Potrebbe anche darsi che a livello professionale (come hanno scritto alcuni lettori, che ringraziamo) Windows sia meglio di Linux. Ma a livello comune, per l’utente qualunque, è una frana. Non priva di un pizzico di prepotenza, per quella sua tendenza a monopolizzare, e a monopolizzare su prezzi molto alti.

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Benjamin <franklin@indipendence.org> wrote:
< Chi rinuncia alla libertà per la sicurezza non merita né libertà né sicurezza >

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Persone. E’ morta Miria Fracassi, che nell’88 fu tra i fondatori di Avvenimenti e che anzi, in quel periodo iniziale, fu forse la persona che con più determinazione spinse per quell’impresa che allora pareva impossibile, e che probabilmente non sarebbe sorta senza la sua ostinazione. I miei rapporti con lei negli ultimi anni di Avvenimenti non sono stati amichevoli, eravamo in contrasto durissimo praticamente su tutto. Il suo tratto più forte era una volontà ferrea di non arrendersi, di portare avanti a ogni costo l’eredità, in cui credeva moltissimo, del vecchio popolo comunista; e questo in un periodo in cui Andreotti e Craxi sembravano destinati a durare cent’anni. Questo di lei ricordo in questo momento, e anche la gentilezza sincera dei primi incontri, quando il lavoro era ancora tutto da iniziare e i contrasti che più tardi ci avrebbero divisi erano ancora da venire.

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AntonellaConsoli <libera@libera.it> wrote:

Nell’ora del tramonto

< Nell’ora del tramonto
– migliaia di altri poeti e poesie –
la luce fa rosa volti e gambe fioche
alte nel cielo verdi canne ondeggiano
mi vaga come oscura tentazione la voce
dei miei vecchi sorrisi e i passi lenti
tornando dalla campagna
– tramonto – paniere colmo di ciliege
sorriso millerughe della Rosa.
Tutto per noi, nipotini ingordi
confusi fra bomboniere polverose
tappeti scoloriti e una conca vuota
e il ricamo lassù la tenda
e luce rosa e un’altra giovinezza
mentre loro rassettavano il lettone
noi continuavamo a saltare in quello piccolo
– un figlio morto in guerra –
per gli ospiti. >

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“A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?” (Giuseppe Fava)