Islam: pace e convivenza

Intervista all’Imam Keith Abdelhafid

Francesco Nicosia

Dopo la strage del 7 Gennaio a Parigi, nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, per mano di due terrosti Jihadisti, la redazione di Scatto Sociale ha intervistato il rappresentante della comunità Islamica catanese, l’Imam Keith Abdelhafid.

Scatto Sociale: Cosa pensa dell’atto terroristico avvenuto ieri a Parigi ?

Keith AbdelHaifd: Penso che questo è un atto criminale, prima di tutto, e bisogna condannarlo senza mezzi termini. Purtroppo l’accaduto ci mette tutti quanti di fronte ad un problema serio. Secondo me i mass media hanno fatto la loro parte, alimentando il clima di odio attraverso campagne mediatiche. Dall’altro lato secondo me è il fallimento delle politiche sociali, applicate dalla Francia, che essendo un paese ex colonialista, ha continuato una politica di disattenzione nei confronti di tutti quei sobborghi ghettizzati ed emarginati che racchiudono tunisini, algerini e così via, facilmente reclutabili dalle politiche fondamentaliste Islamiche. Non dimentichiamo che l’abbandono e il degrado, portano delinquenza e illegalità. Questo atto non può essere giustificato in nessun modo. La nostra religione, e ancor più la nostra fede, considera questi atti un’offesa, un’offesa per il nostro amato Profeta (pace e benedizione su di lui), un’offesa per i valori umani.

Scatto Sociale: I terroristi hanno colpito il giornale satirico Charlie Hebdo. Per i fondamentalisti la satira non è ben vista. Voi cosa ne pensate ?

Keith AbdelHaifd: La nostra etica non ci permette di offendere le altre religioni. Viviamo in quello che oggi è definito il villaggio globale e questo ci espone tutti in modo rapido alla critica o a qualsiasi altra forma di giudizio mediatico, ma non si può rispondere a questo con atti terroristici o azioni di lotta armata. Personalmente posso accettare la satira su di me. Non accetto la satira sulla Religione o sul nostro amato profeta o anche su qualsiasi altro profeta. La libertà bisogna saperla usare. Esseri liberi non significa che puoi offendere gli altri, la libertà personale finisce quando inizia l’altrui libertà. Bisogna inoltre stare attenti: se la satira può esser compresa da chi ha un certo spessore culturale non sempre è capita dalla gente comune, che può arrivare a compiere atti criminali. La comunità islamica in Francia è composta da più di sei milioni di fedeli e non possiamo condannare un’intera comunità per colpa di quei pochi criminali e terroristi.

Scatto Sociale: in che modo i musulmani combattono questi atti terroristici o si limitano soltanto a dissociarsi da questi gruppi estremisti?

Keith AbdelHaifd: Noi da anni lavoriamo per interagire con la comunità locale e anche a livello nazionale. Abbiamo iniziato un lavoro di base, creando un’associazione italiana degli Imam e guide religiose con corsi di aggiornamento, per trasmettere ai fedeli e alle comunità locali il vero messaggio dell’Islam, che consiste nella Pace e nella convivenza. Siamo riusciti ad avere risultati importanti, organizzando diversi incontri di dialogo e di conoscenza, che hanno portato a frutti di un lavoro continuo. L’ultimo appello l’ho rivolto ad un giornalista del fatto quotidiano, dove chiedo che vengano interrotte queste campagne mediatiche che non aiutano il nostro lavoro. Noi siamo tutti chiamati al dialogo e al confronto.