Contro le stragi, il “nostro sogno”

Dopo la strage di Capaci, dove trovarono la morte a causa del terrorismo mafioso, il giudice Giovanni Falcone, la moglie e la sua scorta, noi del GAPA il 22 giugno 1992, decidemmo di ribellarci, di “saltare il muro” che separava la città bene dai quartieri popolari. Insomma decidemmo di abitare la succursale della scuola A. Doria per settanta giorni. Decidemmo di vivere insieme al popolo di San Cristoforo.

La nostra ribellione non è stata violenta, ma determinata nell’usare gli strumenti del gioco, attraverso i bambini, nella relazioni con gli uomini e le donne, seppellendo con le risate il potere mafioso e la cattiva politica. È così fu! Che una scuola si trasformò in una casa che condivise con democrazia e libertà con tutti i bambini la lotta attraverso la resistenza contro le mafie. Quei settanta giorni furono l’inizio del “nostro sogno” che ancora oggi continua.

Ecco uno dei documenti che regalammo ad una città ancora matrigna:

Lettera ad un bambino

gapa_il-nostro-sogno“Carissimo bambino, vorremmo dirti tante cose, vorremmo fare tante cose per te, con te. Ci stiamo provando, da cinque anni, in un quartiere, San Cristoforo, dove essere bambini non è per niente facile. Dove subisci violenze quotidiane, dove ti manca quasi tutto: un posto in cui giocare, in cui studiare, in cui ridere. Ti costringiamo, noi adulti, a diventare prestissimo come noi, ti priviamo della tua fantasia, dei tuoi giochi. Noi adulti non ti difendiamo abbastanza; sappiamo parlare a lungo, analizzare, pensare alle soluzioni dei tuoi problemi ma, infine, non le abbiamo mai realizzate. Sai, bambino, noi grandi siamo strani, spesso anche cattivi. Siamo, innanzi tutto, egoisti: pensiamo solo a ciò che riguarda noi stessi. Vogliamo tutto, subito e ad ogni costo. Pur di riuscirci siamo disposti a far tacere la coscienza, a sporcarcela, a farci raccomandare da quelle stesse persone che ti negano una vita migliore, siamo disposti a scendere a patti con gente malvagia e violenta. Ogni tanto ti capita qualcosa di molto brutto. Per un po’, allora, ci occupiamo davvero di te, ma dura poco. In questi anni ti abbiamo osservato, abbiamo giocato, discusso, litigato con te e abbiamo capito tante cose. Abbiamo imparato da te la semplicità, la gioia… Ma soprattutto “la libertà”. La libertà. La libertà, che per te dura poco, di vivere senza dover fare compromessi, di poter “gridare”, senza timore, tutto ciò che non va in questo quartiere, in questa città, in questo paese. È grazie a te che ci siamo interessati della discarica, della fogna che scorre a cielo aperto, delle carenze della scuola… Ci siamo incontrati e scontrati con quei grandi che, per loro dovere, devono garantirti tutto ciò che ti manca ma ai quali non frega niente di te… Anche perché non puoi votare. Noi non vogliamo arrenderci, continuiamo a lottare. Adesso quello che abbiamo fatto e facciamo per te non ci basta più. Prima ognuno di noi aveva la sua vita, le sue cose, ti dedicava qualche ora alla settimana, poi, in estate, cinque giorni in campeggio. E null’altro. Ora, però, abbiamo bisogno di te. Il rischio, in tua assenza, è di diventare grandi. Ci siamo chiesti come fare. Avremmo chiesto alla scuola i locali in cui stare. Ma quante ore al giorno? Due? Quattro? Tutte quelle della giornata. Abbiamo deciso di abitare la scuola. Ci siamo riusciti! È sempre aperta e tu puoi venire quando vuoi. Adesso, almeno per l’estate, quando tutto e tutti vanno in vacanza, tu sarai con noi. Avrai uno spazio tuo in cui fare ciò che hai sempre desiderato: giocare, ballare, cantare, dipingere. Ti daremo una mano, se vuoi. Sarebbe bello che anche i tuoi genitori, gli abitanti del quartiere e della città venissero a vedere cosa sei capace di fare. Sarebbe bello, perché no, che imparassero, imparassero da te. Noi “grideremo” con te, chiederemo insieme tutto ciò che questa città, egoista e matrigna, ti ha sempre fatto mancare. Ti è stato chiesto come avresti voluto chiamare questo spazio, quest’avventura. Noi eravamo senza idee, tu, senza esitare, hai deciso: “Il nostro sogno”. Vorremmo sognare. Vorremmo chiederti di poter sognare con te; vorremmo invitare a farlo tutti coloro che hanno smesso da tempo di credere nel riscatto di questa terra”.