Sant’Agata durante la crisi…

… tra fede ed economia, coraggio e compromessi

di Miriana Squillaci

Potrei raccontarvi in tanti modi la festa di Sant’Agata, che dal 3 al 6 Febbraio di ogni anno trasforma il volto della nostra città.

Potrei raccontare la storia di Agata o scrivere delle speranze di tutti quegli uomini e donne che ogni anno rinnovano il loro voto alla Santuzza in attesa o per ringraziarla di un miracolo.

Tuttavia, voglio parlarvi della festa in un’altra prospettiva e magari farvi anche qualche domanda: è necessario spendere 800 mila euro per questa festa? La Santuzza preferisce i fuochi d’artificio o le opere di carità? C’è più fede o teatralità? Quante persone, e soprattutto quante donne si riconoscono nel coraggio di Sant’Agata?

Abbiamo chiesto di rispondere a queste domande al signor Siracusa, macellaio di via plebiscito devoto da 60 anni, e al signor Liuzzo, commerciante anch’esso di via Plebiscito.

Entrambi ci fanno notare come non si possa “fare di tutto l’erba un fascio”, i devoti, quelli veri, continuano ad esserci e a seguire la festa con la dovuta fede ma certo non si può negare che c’è anche chi indossa il sacco, non per devozione, ma per “fare teatro”.

Allo stesso modo non si può definire la festa “commerciale”. “Indubbiamente quindici anni fa non si vendevano i cuori di gomma o i cuscini con la scritta “viva Sant’Agata”, così come non si vendeva carne di cavallo e salsiccia; ma i tempi sono cambiati e la crisi rende necessario “sfruttare” tutte le occasioni per guadagnare qualcosa e portare un po’ di soldi a casa”.

In via Plebiscito si è interrotta anche l’usanza di sparare i fuochi d’artificio in omaggio alla Santa. Il Signor Siracusa, ad esempio, non lo fa più da 4 anni: “Dieci minuti di fuoco costano 1000 euro, una “torta” con 600 fuochi costa dagli 800 ai 1000 euro; prima, non dovevo aiutare i miei figli o i miei nipoti, ma adesso, con questa crisi preferisco dare a loro questi soldi, anche se la mia fede resta immutata”.

Viene allora spontaneo chiedersi: visto che la crisi coinvolge anche il Comune, non sarebbe più giusto festeggiare in maniera più sobria? “Certo, magari, potrebbero essere ridotti i fuochi ma si potrebbe pensare anche a una soluzione alternativa: invece di ridurre le spese per la festa, si dovrebbero ridurre i costi dei gettoni di presenza dei consiglieri comunali o di quartiere, che guadagnano dagli 80 ai 110 euro per ogni seduta”.

Insomma ppa Santuzza chistu e autru! Ma Sant’Agata, il suo coraggio, ci rappresenta ancora?

“Dipende” ci dice qualche mamma “ci sono cose per cui si può cedere e altre no”.

“Certe volte bisogna scendere a compromessi, non sempre si può prendere una posizione netta”, ci risponde qualche altra.

Una posizione netta la prendono, invece, i ragazzi di Addio Pizzo che hanno riempito le vie del centro di fogli con scritto “SANT’AGATA NON VUOLE LA MAFIA E I CITTADINI?” oppure “SANT’AGATA LIBERACI DAL PIZZO”, per ricordarci come tutto non sia trasparente dietro l’organizzazione dei festeggiamenti.

Insomma Catania continua essere una città piena di contraddizioni, dove una magnifica festa riesce a mettere insieme fede ed economia, coraggio e compromessi.