San Libero – 251

4 ottobre 2004 n. 251

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Ora si ride, ora si respira e ora – fra l’altro – si può ricominciare a parlare senza timore di mettere in pericolo nessuno. Così, disordinatamente e liberamente.
1. Per prima cosa, visto che è quella più scocciante, bisogna riconoscere il buon comportamento – stavolta – di Berlusconi. Non ha dato aria alla lingua, non fatto dichiarazioni che potessero creare problemi, ha chiesto – cosa per lui assai difficile – l’aiuto dell’opposizione. Tutto il contrario dell’altra volta, quando ha perso platealmente la testa offrendo di sè un’immagine poco bella. Nelle prossime ore, probabilmente, non mancherà di esagerare il suo ruolo, di attribuirsi meriti, di “far politica” sulla liberazione. Ma è un politico. Stavolta s’è comportato bene, e – quel ch’è giusto è giusto – gliene si dà atto.
2. Pessimo invece il comportamento di Fini. Costui, nell’immaginario della destra, sarebbe il capo freddo e responsabile, quello che non perde la testa. E’ stato invece l’unico politico italiano di una certa consistenza a mettere concretamente in pericolo la liberazione, con la sua sciocca polemica sul coraggio dei pacifisti e il conseguente possibile acuirsi della tensione. La verità è che Fini non è uno statista. Non è un leader, non è un democratico, non è un fascista – è semplicemente un ragazzo precocemente politico, beniamino della signora maestra – prima Assunta Almirante, poi Cossiga – che, da banale primo della classe, s’è sentito autorizzato alle più strane ambizioni. Con tutte le sue buffe e complicate manovre, egli non sostituirà mai Berlusconi. La ragione è che gli mancano le palle (usiamo appropriatamente un linguaggio fascista) e questo lo porta, sistematicamente, a scegliere ogni volta la soluzione più facile e meno dolorosa. In questo caso aveva dei problemi di credibilità col partito e prendersela coi pacifisti era la maniera più semplice per fare l’uomo duro. Di essere anche un ministro italiano, non l’ha neanche sfiorato il sospetto; in fondo non è detto che ci creda. Fossimo fascisti, consiglieremmo ai camerati di sostituirlo o con un fascista come Tremaglia (che di coraggio non ne parla mai perché è stato soldato) o con un democratico come Grillini (che oltre al resto è pure lui bolognese). Ma sono affari loro. Noi vorremmo semplicemente non trovarcelo mai più fra le scatole nei momenti pericolosi.
3. Chi ha rapito le due Simone? Ipotesi ne sono state fatte tante, tutte sono possibili e nessuna – proprio nessuna – è esclusa. Di certo, c’è che sono nemici nostri, che hanno fatto del male a delle nostre compagne e che prima o poi la devono pagare. Se tu che leggi fra quindici anni sarai al governo (e non ridere: statisticamente, un pacifista cane sciolto è il probabile leader della prossima generazione) ricordati che hai un debito da pagare. I rapitori delle Simone, gli assassini di Enzo, prima o poi debbono arrivare in Italia, a costo di pagarli a peso d’oro. E siccome là tutti vendono tutti, non è escluso che prima o poi ci si riesca. Questo è uno degli obiettivi della sinistra, adesso. Bisogna pensarci sempre e non dimenticarlo mai.
4. L’Italia deve andarsene dall’Iraq, ora, subito, finchè non ci sono altri ostaggi. Non si perde la faccia andandosene non costretti, come possiamo fare ora. Ai terroristi è giusto non rispondere, per dignità e per buon senso; ma ora non c’è nessuno a costringerci, e dunque possiamo prendere liberamente la decisione migliore. “Ma così incoraggerete i terroristi!”. Balle. L’unica cosa che incoraggia i terroristi sono le dichiarazioni di Runsfeld (“Ce ne potremmo andare anche prima della pacificazione”), fatte per ragioni elettorali interne ma militarmente irresponsabili, eliminando l’effetto di deterrenza che l’occupazione militare vorrebbe avere. Non vogliono fare la pace, non sanno fare la guerra. Tutto quel che concludono è di barcamenarsi qua e là, cercando di spostar la catastrofe a dopo le elezioni. In queste condizioni, i marines sono freddamente usati come carne da cannone, e identicamente lo sono i loro alleati. Fra cui, i soldati nostri: è *vile* esporli, dalle comode poltrone di Roma, per mettere una pezza a una politica che tutti ormai sanno sbagliata.
5. Nel tempo, speriamo poco, che l’Italia resterà ancora in Iraq bisognerà reprimere durissimamente ogni tentativo di arruolare italiani per le milizie private che in Iraq comprendono ormai una parte notevole dei combattenti. Questo meccanismo è emerso platealmente nella prima vicenda degli ostaggi, ed è stato tenuto sottotono solo per un senso di umanità legato alla presenza degli ostaggi stessi. Adesso però va affrontato radicalmente e a fondo (il codice penale lo classifica fra i reati gravi), erogando le pene previste dal codice e chiedendone conto a tutti i soggetti – italiani ed esteri – implicati.
6. Le due Simone, in queste settimane, sono state il baricentro civile della nazione. Qualcosa che va molto al di là del caso personale. Qualcosa di largamente *politico*, oltre le ideologie. Quando cominceremo a riflettere seriamente su questo? Entrambe le due sinistre, finché non lo faranno, resteranno obsolete.
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Scrivo da un vecchio iMac, in Sicilia, che era (me lo fece avere mesi fa, sapendo che ero senza) di un amico pubblicitario, uno che nel tempo libero se ne andava in giro a raccontare il mondo ed era, fra le altre cose, fra i nostri primissimi lettori. Come siamo felici, stasera, amici miei! Tanta è la gioia, che persino il signor B. per una volta ci appare meno odioso. Si affaccia, non malinconico nè debole ma sereno, un senso di struggimento per chi avrebbe potuto essere qui a ridere con gli altri e invece è rimasto là, sulla via dell’umanità e dell’impegno. Vorremmo che la gioia collettiva di queste ore, la solidarietà, la forza che genera, viaggiassero fino a raggiungere coloro che ne hanno più bisogno e più merito adesso, i figli di Enzo Baldoni.

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Zucchero. Alla fine lo zucchero è finito e si torna liberamente a ingiuriarsi fra nemici. Meglio l’ingiuria dell’inciucio, tuttavia. Le “nostre ragazze” del viscoso Vespa cedono così il posto a una raffica di terrificanti “signora mia” di Feltri e soci, di cui nessuno ha purtroppo pubblicato l’antologia (Stampa alternativa ne fece una bellissima sulle scritte nei cessi). L’oscar, comunque non va a Feltri ma a Merlo di Repubblica, che al solito signoramieggia con garbo e eleganza, citando Metternich, Cavour, Raimond Aron, Henry Kissinger e altri ancora, mentre il povero Feltri più in là del vecchio “E pretendono, pure!” non sa andare.

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Kabul. Muore, ucciso in un agguato, il capotribù della zona. Per farlo fuori non hanno usato scimitarre o fucili, ma (modernità) direttamente un bazooka. I talebani, all’inizio della partita di calcio fra le due squadrette locali, chiedono un minuto di silenzio per lo sceicco ammazzato, che la folla osserva con cupo raccoglimento e disciplina. Proprio a quei talebani risale la morte non solo di numerosi indigeni (fra faide ed esecuzioni) ma anche di parecchi giovani dei paesi civili, nell’indifferenza più totale non solo dei talebani stessi, ma anche della maggior parte dei loro compaesani. Questo non avviene a Kabul ma nella ben più selvaggia provincia di Catanzaro, fra Strongoli e Isola Capo Rizzuto. Eppure, chissà perché, noi i soldati li mandiamo in Afganistan.

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Liberato. Nessun riscatto sarebbe stato pagato per Callisto Tanzi, l’operatore economico italiano sequestrato sei mesi fa da “Giustizia Penale”. Secondo fonti della Farnesina, il Tanzi sarebbe stato liberato in seguito a un’autonoma decisione dei suoi sequestratori e non, come è stato ipotizzato, per intervento del governo italiano. “All’inizio mi interrogavano quasi ogni giorno – ha dichiarato l’imprenditore – Mi tenevano in un locale abbastanza confortevole, ma con la porta tenuta sempre chiusa a chiave”. Cosa le chiedevano? “Mah, volevano sapere assolutamente dove metto i miei soldi, inoltre sembravano molto interessati ai miei rapporti con, come lo definivano loro, il sistema bancario americano”. Perché pensa che l’abbiano rilasciato? “Non so, forse si sono resi conto che fondo anch’io io ero in Italia per aiutare il popolo italiano… non so , certo erano gente in buona fede, assolutamente persuasi della giustezza delle loro idee. Pensi che al momento di andare via mi hanno voluto regalare una copia del loro testo sacro, il Ci-Pi, lo stesso di cui mi leggevano lunghi brani a ogni inizio d’interrogatorkio…”. E che cosa pensa di fare adesso? “Beh, intanto penserei di riposarmi un poco. Poi non so… credo che mi piacerebbe tornare a operare in Italia, io non serbo assolutamente alcun rancore nei confronti del popolo italiano”.

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Esuberato. L’impiegato Giuseppe Caruso, trentanove anni, da sedici lavorava al servizio vendite di Città Mercato-Auchan a Palermo. Di turno al reparto ferramenta, si è accorto che alcune torce elettriche esposte in vendita non funzionavano per difetti di fabbricazione. Secondo prassi, le ha rimosse e distrutte, consegnando all’azienda i codici relativi. E’ stato accusato di “danneggiamento di beni dell’azienda” per un totale di euri tredici. Ammonito, sospeso e licenziato.

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Quotato. “Se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?”. Orribile. Con Gandhi quotato in Borsa da Colaninno o Tronchetti.

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Prima dell’euro. “Vendesi ogni bahar in Calicut fino in cento e trenta fanoes, che val ogni fanoes, come s’è detto, un real di argento di Spagna (ch’è quanto un marcello d’argento in Venezia), il qual bahar pesa quattro cantari del peso vecchio di Portogallo, al qual peso si vende in Lisbona tutta la speziaria (il qual cantaro risponde in Venezia libre centododici alla grossa, e alla sottile libre centosettantaotto, tal che verriano a costar le dette lire 712 sottili di Venezia scudi vinti d’oro in circa, che verriano marchetti duoi la libra in circa)”. (da Ramusio)

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Immigrati. “No all’immigrazione, no alla cittadinanza agli stranieri!”. Gli “stranieri” in questo caso sono gli italiani residenti in Svizzera da due e anche da tre generazioni. Nel referendum per concedere la cittadinanza a questi maledetti extracomunitari, il “no” ha prevalso col cinquantasette per cento dei voti. E’ il terzo referendum del genere che viene respinto dagli svizzeri, i quali però – in fondo tolleranti – graziosamente concedono l’ingresso giornaliero in paese ai confinanti terroni delle province italiane di Varese e Como.

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Cantori. Licenziato in tronco il maestro del coro della cattedrale di Palermo. Motivo: è divorziato. Marco Ghiglione, docente al Conservatorio, lavorava da ventidue anni e aveva collaborato fra gli altri con Claudio Abbado. Il nuovo capocoro, scelto dalle autorità religiose, è un giovane celibe e quindi non divorziato. Non è stato ancora comunicato se prima di assumere l’incarico verrà evirato secondo la prassi vigente un tempo in numerose cattedrali.

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Avvocati. Li dò in beneficenza, ha annunciato l’avvocato Tano Gullo difensore del boss Tano Badalamenti. In questa veste, aveva accusato Peppino Impastato di essere un terrorista ucciso non dalla mafia ma dalal sua stessa bomba. “Imbecille!” è sbottato il fratello della vittima, Giovanni Impastato. Querelato da Gullo, è stato condannato a risarcirgli cinquemila euri, che il legale – che non ha problemi economici – ha appunto dichiarato di voler devolvere ad associazioni benefiche. Resta di vedere quale associazione vorrà accettare denari “guadagnati” in questo modo.

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Centrosinistra. Fassino: “Vogliamo un bipolarismo di natura mansueta”. Marina Sereni, responsabile esteri Ds “Non andiamo al social forum di Londra perchè è troppo di sinistra”. Rutelli: “Inutile parlare di ritiro delle truppe dall’Irak, oggi è un tema che non si pone”. Ancora Fassino: “Occorre portare a termine una transizione politica e istituzionale incompiuta” (uhm: la Bicamerale?).

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Giuliano Ferrara: “E ora chi ci libera dai pacifisti?”.

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Elezioni 1. Mancano “i requisiti di base internazionali”, si richiano numerose irregolarità nei conteggi, l’imparzialità delle elezioni non è affatto garantita. E’ il parere dell’ex presidente Jim Carter, la cui Fondazione ha monitorato circa cinquanta diverse elezioni, negli ultimi anni, in paesi del Terzo mondo. Stavolta però l’allarme si riferisce allo stato della Florida, lo stesso in cui l’altra volta Bush ottenne la sua elezione.

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Elezioni 2. Si scalda la campagna elettorale della destra contro il centrosinistra e del centrosinistra contro il centrosinistra.

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Elezioni 3. Madri di soldati uccisi che si presentano ai comizi di Bush e signora con t-shirt su cui hanno scritto: “Tu hai ucciso mio figlio”. E vengono arrestate.

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Dibbattito. A quello fra Kerry e Bush i padroni di casa – cioè gli sponsorizzatori del luogo – erano i rappresentanti degli indiani Miccosukee, una tribù quasi completamente estinta nell’Ottocento i cui discendenti, tuttavia, negli ultimi anni si sono arricchiti col business delle case da gioco.

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Informazione 1. Washington. Matthew Cooper di Time e un gruppo di cinque reporter (due del N.Y.Times, uno del L.A.Times, uno di Ap e uno della catena Abc) sono stati condannati da due diversi giudici federali per non aver voluto rivelare le loro fonti su uno scandalo dei servizi segreti. Protesta di Reporters sans frontières: “Si rimette in discussione il giornalismo investigativo, così necessario alla democrazia”. I legali dei giornalisti hanno invocato il rispetto del Primo emendamento della Costituzione, che fonda il principio della libertà di stampa negli Stati Uniti. “Ma è stato inutile. Dal Patriot Act in poi la sorveglianza della stampa è assoluta”.

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Informazione 2. Premiati dalla Fnsi (“Addetto stampa dell’anno”) Monica Di Sisto, Cristiano Lucchi e Luca Manes per la campagna “Questo mondo non è in vendita”, sostenuta da Rete Lilliput, Arci, Attac, Azione Aiuto, Banca Etica, Crbm, Cipsi, Centro Internazionale Crocevia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Chiama l’Africa, Donne e Ambiente, Focsiv, Greenpeace, Lila-Cedius, Lunaria, Mani Tese, Roba dell’altro Mondo, Terra Madre, Terra Nuova, Udu e Uds.

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Cronaca. Palermo. Ucciso a pugni davanti alla moglie e alla figlia per aver rigato, nel parcheggio, la carrozzeria di un’altra automobile. Nessuno dei circa cinquanta spettatori è intervenuto.

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Cronaca. Bergamo. Sette ragazzini fra bergamaschi e immigrati hanno fatto lega, senza difficoltà, per costituire una piccola banda di estortori che minacciava i coetanei di picchiarli se non pagavano un “riscatto”.

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Cronaca. Palermo. Furto in uno studio medico di via Empedocle Restivo. Portati via una ventina di piastrelle in ceramica e il wc dal bago.

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Cronaca. Parigi. Solita rissa fra poliziotti e gorilla del figlio di Gheddafi. Il giovane era stato fermato sugli Champs-Esysees in eccesso di velocità e dopo aver superato diversi semafori rossi. Le sue guardie del corpo hanno immediatamente aggredito gli agenti che volevano multarlo. Un poliziotto ferito, due gorilla arrestati e il fighetto rilasciato per immunità diplomatica.

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Tito G. wrote:
< Lafontaine proprio nelle stesse elezioni che tu citi della Saar, ha preso una sonora sconfitta. Le cifre che tu citi sono cifre che si autoattribuisce Lafontaine per fare una campagna elettorale propria (è stato persino escluso proprio dal mondo dell’associazionismo dalle manifestazioni di piazza, le montagsdemo). Da un punto di vista politico il programma di Lafontaine quando era segretario Spd, era proprio quello che ora Schroeder cerca di realizzare, solo che ora è politicamente opportuno criticarlo. Detto questo, mi piacerebbe sapere in che cosa le riforme di Schröder sarebbero Blairiane, Schröder non sta privatizzando nulla, sta riorganizzando la distribuzione della spesa sociale, il disoccupato cronico applicata la riforma Schröder andrà a guadagnare un buon 15 per cento in più di prima e poi sulla lunga durata sarà obbligato a trovare un lavoro. Per quanto riguarda gli aspetti più controversi della riforma Schröder da mesi è in trattativa con i sindacati, che gli stanno dando appoggio e aiuto, in una concertazione matura >

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E.Pey. wrote:
< Una cosetta, a confronto di altre gravi: gli Haiku sono di 7-5-7 sillabe. Ciao >

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Alessandro Paganini wrote:
< Il mondo non si divide in italiani, arabi, americani, extracomunitari, cattolici o islamici. Si divide in ricchi e poveri. Tarak Ben Ammar ed il principe Al Waleed non sono extracomunitari, e nessuno osa dirgli che fanno parte di una civiltà “inferiore”, né hanno mai visto un CPT – centro di permanenza temporanea. Sono soci di Berlusconi in Mediaset. I Bin Laden non sono parenti di un terrorista, e non stanno a Guantanamo. Sono (ex?) soci in affari di Bush. Un italiano su quattro è ricco e ha un governo che lo rappresenta. Tre italiani su quattro sono “poveri”, sicuramente più poveri di tre anni fa, di cinque anni fa, di dieci anni fa. Relativamente poveri, sull’orlo della povertà, già poveri o in via di impoverimento, a prescindere dal nuovo telefonino. I tre italiani su quattro “poveri” non han nulla in comune con l’altro italiano, quello ricco, nè col governo che i ricchi rappresenta. Questi tre italiani su quattro hanno più cose in comune con i civili irakeni, ad esempio >

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Claudio D. wrote:
< La vuoi smettere di mandarmi mail? W BERLUSCONI! >

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Stefano Manfredini
< Ho letto (un po’ in ritardo) la notizia della condanna per diffamazione del fratello di Peppino. Non so quanto prenda un avvocato della mafia per insultare professionalmente una vittima della mafia, ma immagino che i 5000 euro del costo della legittima indignazione di un parente non crescano sugli alberi. Per cui mi chiedo, esiste una sottoscrizione, un conto corrente, un account paypal, una buchetta delle lettere cui recapitare il proprio contributo? (piccolo, qui si lavora, mica siamo avvocati della mafia). >
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Conto corrente postale 10690907 del Centro di documentazione antimafia Peppino Impastato, Palermo.

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Till wrote:
< Quando nell’epopea di Costner “Uccello scalciante” diceva ad “Alzata con pugno”: “…il tuo lutto è finito!” per quella donna bianca tra i Sioux, quell’esortazione significava che doveva tornare a vivere. Come prima. Da quando Enzo ci ha lasciato, è passato un mese. Forse anch’io, devo ascoltare lo sciamano. Sebbene ora la mia pelle sia ancora più rossa di una volta e i coloni coi loro fucili si stiano avvicinando sempre di più, proverò a riprendere a fare le cose di sempre >

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Contrasto tra l’aristocratica e la plebea (1912)

< Plebea: Da piccola bambina io avea ‘mparato
che c’era un solo Dio che ci comanda,
ora si vede il mondo s’è cambiato
perché si trova un Dio per ogni landa.
Così rimane il popolo ingannato
dalla vostra fallace propaganda:
mentre Dio ci descriveva: ” Non ammazzare
oggi vediam le gente macellare”.

Aristocratica: È’ sempre costumato guerreggiare
e in oggi ce lo impone più che mai,
chi per voler le terre conquistare
e chi per dar lavoro agli operai.
Intanto quei malvagi, piano piano,
un po’ di educazion la impareranno,
tralasceranno i rei costumi suoi,
diverranno educati come noi.

Plebea: Chi ama la guerra sono omini tristi,
privi di scienza e di cuore cattivo;
fossero stati invece i socialisti,
il mio figlio sarebbe ancora vivo.
La guerra è bella pe’ capitalisti,
perché ritrovan sempre il loro attivo:
dalle imposte che tengono impiegate
dicono sempre: Armiamoci ed andate. >

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“A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?” (Giuseppe Fava)