Resistenza popolare nel quartiere Antico Corso, Catania

Inaugurato il Comitato di Solidarietà Popolare Graziella Giuffrida

testo e foto Daniela Calcaterra

“Questo posto non voglio affittarlo ad un centro scommesse o cose simili!”. Questa è la motivazione della proprietaria che ha offerto in comodato d’uso il luogo dove il quattro dicembre si è inaugurato il centro “Comitato di Solidarietà Popolare” intitolato a Graziella Giuffrida. “La solidarietà esiste!” – affermano i ragazzi – “Bisogna soltanto far riemergere questo sentimento nelle persone”. Sono consapevoli che il gesto compiuto dalla signora mostra altro, il desiderio di spezzare le corde dell’oppressione mafiosa.

Loro ci riprovano, il tempo non ha scalfito la loro tenacia, nonostante la precedente esperienza, legata al centro popolare Experia, sia stata interrotta qualche anno fa da un’amministrazione incosciente, o forse troppo cosciente? “Noi ricominciano!” L’idea si basa su due parole, resistenza e solidarietà popolare. Già a partire dal nome a cui hanno dedicato questo centro, Graziella Giuffrida, un’insegnate catanese che trasferitasi a Genova entrò nelle SAP (Squadre di Azione Partigiana) per condurre la sua lotta contro il regime fascista.

“La nostra vuole essere una Resistenza popolare contro le politiche governative che impoveriscono sempre di più i quartieri e un’azione solidale, che qui vuole continuare attraverso forme di autorganizzazione”.

Sono fin troppo consapevoli che oggi più che mai c’è bisogno di modificare la rotta, non hanno mai ammainato le vele. Sono i giovani dell’ex centro Experia, che a dirla tutta più tanto giovani non sono, ma uomini e donne che non hanno smesso di credere.

Quello che auspicano è che il centro possa diventare volano per delle politiche alternative, aggregative e di lotta comune.

Le problematiche le conoscono tutte e sono quelle di un quartiere a limite, dove si rileva un alto tasso di dispersione scolastica – “al mattino si vedono molti bambini in giro, dovrebbero stare a scuola, ma qui le scuole le chiudono, come ad esempio la scuola Manzoni”. C’è una forte disoccupazione ed una cospicua presenza di immigrati – “è una guerra fra poveri, qui la battaglia è riuscire a far capire che non esiste la distinzione tra lavoratori siciliani ed immigrati, ma che tutti hanno pari dignità”.

Sanno che ci sono altre forze che agiscono, mafia e criminalità – “a chi ‘comanda’ sta bene che ci sia un controllo sociale ben preciso che porti alla marginalità. Per noi c’è più di un nemico, perché se da un lato c’è il controllo sociale, dall’altro le politiche amministrative tendono a svuotare i quartieri dai servizi essenziali. Il quartiere Antico Corso in questo momento sta vivendo la battaglia per la probabile chiusura della scuola Manzoni e tra non molto anche la chiusura dell’ospedale Vittorio Emanuele. Che significa tutto questo?

Togliere dei presidi di legalità. Non c’è molta differenza tra istituzioni legali e ‘illegali’, ed è evidente il loro intento comune di emarginare”.

Sanno anche che se qualcosa può cambiare questo può avvenire attraverso il singolo, che può opporsi alle logiche dissociative – “seminando una cultura diversa attraverso le relazioni” – aggiunge uno dei ragazzi – “ad esempio il doposcuola e tutti i laboratori per i bambini che si svolgevano nei locali della scuola Manzoni, erano tenuti principalmente dalle donne del quartiere in collaborazione con noi, e questo non era un servizio che davamo noi al quartiere, ma erano gli abitanti che si riprendevano qualcosa che gli era stato negato. Con la possibile chiusura della scuola verrà a mancare un presidio fondamentale per le famiglie che le tiene in relazione con una cultura diversa”.

Negli ultimi decenni le politiche economiche hanno mirato alla creazione di centri commerciali che hanno svuotato i centri urbani dei loro luoghi di aggregazione – “se devi salvaguardare una cultura, devi garantire dei punti di riferimento. Qui smantellano tutto! Bisogna resistere come i partigiani, che non si opponevano soltanto al regime fascista, ma resistevano contro un degrado sociale, culturale ed economico. Catania è ai limiti della legalità, negli ultimi anni si sono costruiti quattordici centri commerciali, questo dovrebbe far riflettere.

Hanno rilasciato concessioni, hanno modificato la destinazione d’uso dei terreni per favorire i soliti noti, come Virlinzi, Toscano e Ciancio che possedevano i terreni dove sono stati costruiti i centri commerciali. Manca un Piano Regolatore che garantisca l’utilizzo del territorio, Catania non l’ha mai avuto! Anche il quartiere Antico Corso è in mano al presidio universitario. Bisognerebbe che l’amministrazione regolasse tutto questo, se si vuole trasformare un intero quartiere in un presidio universitario ci si deve accollare lo spostamento degli abitanti altrove”.

Questi giovani sono la voce diversa di una città che non vuole sottomettersi e sanno di non essere soli, che le tante realtà associative di volontariato che operano nei quartieri oppressi dalla criminalità hanno la stessa finalità.

La lotta è portata avanti dal centro popolare Experia, la rete dei comunisti, il collettivo teatrale dell’oppresso del punteruolo, insieme ad altri singoli soggetti che hanno aderito a questo comitato di gestione che si riunisce ogni martedì alle 20.00 in via Vittorio Emanuele II, 536 per programmare tutte le attività ed iniziative oyctc2b.