Il laghetto rimane tra storia e natura

Maria Grazia Branciforti presidente del Parco archeologico si incontra con le associazioni ambientaliste

di Giovanni Caruso

“Noi faremo il foro d’esplorazione e lì ci fermeremo! Noi non dreneremo artificialmente l’acqua dal teatro!”, così dichiara la dott.ssa Branciforti nell’incontro avuto con la stampa e le associazioni ambientaliste, che qualche settimana fa avevano espresso il timore che i lavori di carotaggio e perforazione all’interno del “Teatro greco-romano” prosciugassero in modo artificioso il laghetto creatosi nella scena del teatro.

Nell’incontro svoltosi il 16 luglio scorso, i dirigenti del Parco archeologico hanno fugato questi timori e fornito informazioni sui lavori che saranno eseguiti, dimostrando che i beni comuni, e tali sono tutti i beni culturali, possono essere gestiti in condivisione con i cittadini e le cittadine, attraverso una pratica di partecipazione democratica.

Il laghetto, che è del tutto naturale e ben inserito nel contesto del Teatro, può restare lì dove si trova, a patto che ci sia un controllo costante del sistema idrogeologico e del sottosuolo catanese, ricco d’acqua grazie al fiume Amenano, e un monitoraggio costante delle rete fognaria da parte dei tecnici dell’Amministrazione comunale. In passato la mancanza di questi controlli e la mancanza di sinergia tra chi cura i beni archeologici e il Comune di Catania ha provocato allagamenti e danni agli edifici storici, pubblici e privati. Infine è stato chiarito che l’intervento di carotaggio non sarà di tipo invasivo, le macchine preposte alla perforazione saranno poste all’esterno del Teatro per non provocare danni alla struttura archeologica.

L’intervento avrà anche lo scopo di capire dal punto di vista scientifico cosa c’è l’immediato sottosuolo del Teatro e se sarà necessario, creare un sistema di vasi comunicanti per mantenere il livello delle acque costante.

Dopo l’incontro la dott.ssa Branciforti ci ha comunicato che per il mese di settembre si terrà un nuovo confronto tra la società civile catanese, i dirigenti del Parco e l’assessore “alla bellezza condivisa” Orazio Licandro. Ci sembra di capire che il tema sarà la conservazione, la manutenzione e fruzione dei beni archeologici e culturali della nostra città, potrebbe essere il primo passo per il necessario coinvolgimento della cittadinanza, indispensabile per una reale tutela e valorizzazione del patrimonio culturale della nostra città.

 

“Preoccupazioni per Il Teatro Romano di Catania, le associazioni culturali e ambientaliste scrivono al Sindaco e al Direttore del Parco Archeologico”

Al Direttore del Museo Regionale Interdisciplinare Parco Archeologico Greco-Romano di Catania Dott. Mariagrazia Branciforti Al Sindaco di Catania Enzo Bianco e, per conoscenza: A S.E. Il Prefetto di Catania Al Direttore Generale Asp3 di Catania

Gentile Direttore, Gentile Sindaco, Vi scriviamo questa nostra lettera in merito ai lavori relativi ai carotaggi per lo studio della morfologia del terreno sottostante al Teatro romano di Catania e dell’andamento delle falde acquifere. A seguito del problema sollevato dall’Ente Nazionale Protezione Animali con lettera protocollata n.035/14 del 26 giugno (allegato A in copia) e alla luce di quanto da Voi dichiarato per mezzo stampa, dietro consulenza tecnica e per presa visione del progetto pubblicato online sul portale della Regione Siciliana dove all’allegato 2 “Capitolato odeon CT” (allegato B in copia) leggiamo Perforazioni per indagini geognostiche e per il drenaggio dell’acqua nell’area della scena, riteniamo ancora doveroso qualche chiarimento sulla vicenda. Le dimensioni delle trivellazioni, la natura del sottosuolo e l’incidenza del pesante macchinario sulle delicate strutture antiche minacciate dal trasporto dello stesso nel punto indicato dall’allegato “Tav. 2 Logistica Model” (allegato C in copia), destano in noi non poche perplessità e chiediamo la possibilità di un tavolo tecnico con le associazioni affinché si possa evitare qualsiasi rischio di minaccia del laghetto, il quale costituisce un habitat per diversi animali che vi hanno trovato rifugio, e delle strutture da esso occupato. In merito, ribadiamo il concetto che il corso d’acqua – per la sua storicità, per il suo interesse scientifico tanto geologico quanto naturalistico, per il fascino e per tutti quegli elementi che ne costituiscono la sua unicità – con i suoi occupanti possa e debba essere visto in qualità di risorsa da utilizzarsi a fini turistici e di valore culturale aggiunto ad un bene già speciale, piuttosto che come una apparente situazione di degrado e di ostacolo per gli studi futuri. Noi associazioni firmatarie garantiamo sin da ora la disponibilità al contributo finalizzato alla valorizzazione dell’insolito e raro ambiente ciascuna per la propria peculiarità. In merito, proponiamo la realizzazione di pannelli esplicativi che mettano in evidenza il rapporto tra la città antica con il suo ambiente naturale originario costituito anche dai numerosi corsi d’acqua di cui oggi l’Amenano è il più noto. A tal fine e per una più adeguata valutazione si chiede la sospensione dei lavori e la convocazione di un incontro. Con Osservanza

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