“E ora parliamo noi”

La protesta dei “disagiati” in Cattedrale

di Ivana Sciacca, foto Elena Maiorana

“Siamo una ventina di famiglie quelle che abbiamo deciso di occupare la Cattedrale. Di cui una quindicina di bambini, il più piccolo ha sette mesi. La persona più grande invece ne ha sessanta”. Disperazione, rabbia, titolano i giornali. Ma non è così. Con lucidità, ragionando, i senzacasa descrivono i meccanismi e le radici della loro emarginazione. Chi ne è responsabile. E cosa si può fare subito per rendere meno inumana la vita in questa città. Siete qui dallo scorso novembre. È successo qualcosa in particolare che vi ha spinti a occupare la Cattedrale? “Quattro anni fa il sindaco Bianco è venuto nei quartieri promettendoci lavori e case. Non ha mai mantenuto questa promessa. Chi viveva dai parenti, chi nei sottoscala, chi dalla suocera, sballottati di qua e di là. Ma questo fino a un certo punto, perché abbiamo figli, io per esempio ne ho due. Ad un certo punto non è stato più possibile essere ospiti. Io sono di Librino”. I vostri bambini come hanno reagito a questa nuova situazione? “Non bene. Perché non è una bella situazione. Le mie bambine sono piccole, hanno quattro anni. Mi chiedevano Mamma come mai siamo qui? All’inizio l’hanno presa come un gioco, però si sono anche ammalate stando qui”. L’assessore Parisi ripete che case non ce ne sono e ha proposto altre soluzioni come i corsi di formazione a 400 euro al mese. Voi cosa ne pensate? “Non sono soluzioni. Tra l’altro non è stato ancora emesso nessun bando per i corsi di formazione”. È stato detto che molti di voi non hanno fatto la richiesta per gli alloggi popolari. È vero? “Sì, ora l’abbiamo fatta tutti. Ma erano solo quattro a non averla fatta, quindi una minoranza. Qualche anno fa non c’era il bando per presentare la richiesta per la casa popolare. Ci hanno detto che se la facevamo ce la strappavano. A una ragazza che ha una bambina con una malattia ai polmoni gliel’hanno strappata”. Come mai avete scelto il silenzio per protestare? “Non abbiamo scelto il silenzio, semplicemente abbiamo occupato la Cattedrale perché non avevamo più dove andare. I primi dieci giorni abbiamo dormito fuori, al freddo. Poi grazie a Dio, Padre Scionti ci ha aperto le porte e ci ha fatto entrare. Qui non abbiamo nemmeno un fornellino dove poter scaldare il latte ai bambini. Viene solo la Caritas la sera a portarci la cena, ma di giorno nessuno. Anzi all’inizio qualcuno veniva a portarci un’offerta o dei pasti, ora nemmeno questo”. Il sindaco Bianco ha definito la vostra una “situazione di illegalità”. Cosa rispondete? “È illegale anche dormire nei sottoscala o in squallidi garage, o nelle macchine. Non sono condizioni che un essere umano può sopportare”. Il sindaco ha parlato anche della possibilità di fare cessare questa protesta in Cattedrale per “consentire uno svolgimento sereno della festa di Sant’Agata”. Cosa ne pensate? “Noi consentiremo lo svolgimento della festa, anzi saremo anche di aiuto. Ci renderemo utili affinché tutto venga svolto nel migliore dei modi. Collaboreremo, se c’è da spostare le nostre cose lo faremo per dare la priorità alla sicurezza. Ma ovviamente essendo il nostro un presidio, non lo abbandoneremo”. Secondo voi, il 4 febbraio, quando Sant’Agata varcherà la porta della Cattedrale, cosa penserà di questa situazione? “Che il nostro sindaco è una vergogna. Sant’Agata dopo le sue sofferenze, capirà anche le nostre per i nostri figli. Sarà dalla nostra parte”. Volete ribadire cosa chiedete alle istituzioni? “Quello che abbiamo sempre chiesto, quello che ci spetta: una casa e un lavoro. Abbiamo tutti drammi diversi, siamo giovani famiglie con emergenze diverse. Il sindaco dice che molti non hanno fatto la richiesta per un alloggio popolare, ma grazie al cavolo! Molti non erano nelle condizioni per poterla fare, perché prima avevano un marito o un lavoro… ma nel frattempo le cose sono cambiate. L’alloggio di emergenza lo puoi chiedere solo se ti crolla la casa per esempio” – in realtà anche a chi è crollata non è stato assegnato alcun appartamento. Alle persone comuni, ai semplici cittadini come voi, cosa chiedete invece? “Di aiutarci, di protestare insieme a noi per i nostri diritti. Chi è nelle nostre stesse condizioni o peggio, venga e si unisca a noi! Escano fuori dall’ombra! Perché alla fine la lotta è per tutta la città, non solo per noi. Non è giusto che una famiglia debba vivere nei garage o in spazi che non hanno nemmeno l’agibilità. Un sindaco permette l’illegalità nell’illegalità in questo modo. Non siamo noi quelli illegali, noi siamo ospiti qua dentro di padre Barbaro e dell’arcivescovo. E il sindaco invece di farsi sentire solo virtualmente, si faccia vedere di presenza. Anche le soluzioni che propone sono virtuali perché non ci dà né case né lavori”. “Oggi sono andato a informarmi riguardo ai corsi di formazione. Al momento non c’è né il bando né la possibilità di aderire e fare domanda. Quando un giorno riusciranno a sbloccare questa situazione, bisognerà recarsi ai servizi sociali, nel centro territoriale di zona si presenterà la domanda, ci sarà una lunga selezione e forse in estate qualcuno sarà preso per 400 euro al mese. E non è detto che paghino subito”. “Per il buono casa, nessun proprietario di casa si fida del Comune, nemmeno gli conviene accettare 250 euro di affitto con tutte le tasse che deve versare per la proprietà dell’immobile. Sempre virtualmente, su fb, il sindaco continua a dire che quelli che hanno più bisogno sono le donne che hanno i mariti detenuti. Io sono contenta se danno le case a queste donne che sono davvero nel bisogno ma ricordiamoci che ci sono donne senza mariti che se li fanno finti e li fanno arrestare. O sono vedove e li fanno “resuscitare” per scavalcare le graduatorie. Gente che dorme illegalmente negli uffici, e Bianco lo sa e lo permette, ma di che parliamo? dov’è questa legalità? La finisca di prendere in giro la povera gente, perché siamo poveri ma non siamo stupidi”. “Lui dice che dai nostri striscioni si capisce che c’è una strumentalizzazione politica…” “Ci ha strumentalizzato lui invece! Quattro anni fa quando è venuto a fare promesse!” “Noi siamo sorvegliati 24 ore su 24, se ci fosse qualche politico alle nostre spalle se ne sarebbero già accorti, se ne accorgono dei terroristi e non si accorgerebbero del politico che ci strumentalizza?” “E visto che lui parla di strumentalizzazione, esca nomi e cognomi visto che è così sicuro. Dorma notte e giorno qua con noi ed esca i nomi!”. Avete avuto modo di proporre altre soluzioni come usufruire di beni comunali abbandonati o beni confiscati alla mafia? “Sì abbiamo chiesto un immobile vicino al mercato del pesce, nella zona di Fontanarossa, appartamenti che si potrebbero recuperare… Visto che non se ne prendono cura e non mettono un custode, gli edifici vengono vandalizzati. Come succede per le scuole, com’è successo alle ASL, com’è successo al teatro Moncada a Librino. Qua si parla di emergenza, ma non si può parlare più di emergenza se aspetti da diciotto anni una casa. La graduatoria è una grandissima fesseria. Se parliamo di legalità, che ci mostrino – come abbiamo richiesto – i documenti che certificano a chi sono state assegnate queste case, precisando anche il momento della consegna. Visto che parlano di legalità, siano trasparenti nelle assegnazioni. E poi dicono di fare le domandine quando non c’è nemmeno il bando, che fanno ogni tot di anni. Molti di noi sono giovani, ventiquattro-venticinque anni. Forse le nostre mamme dovevano dirci non appena siamo nati di fare la richiesta per una casa, ché se tanto si deve aspettare trent’anni per averla… almeno ci portavamo avanti”. Qualcuno di voi ha mai occupato una casa? “Qualcuno ha occupato garage o uffici, alcuni sono stati anche denunciati ma dove andavano? La gente è disperata, non sa dove stare”. Lo sapete che occupando si perde il diritto all’assegnazione di un alloggio? “Sì ma dove andiamo a dormire, con dei bambini?”. “Possiamo essere disagiati, possiamo venire dai quartieri poveri ma non semu scemuniti, non siamo ignoranti”. E un tavolo tecnico l’avete chiesto? “Loro per parlare con noi, si rivolgono alla Diocesi. Ma non ci parlano direttamente. Solo una volta hanno voluto sapere nomi e cognomi e numeri di telefono, ed è finita lì”. “A noi fa piacere lottare per quelli che stanno vivendo la nostra stessa situazione, ma ci farebbe più piacere se venissero qua insieme a noi. Per chiamarsi i loro diritti”.