Cose da uomini

Gli uomini riflettino e si mettano in discussione

di Marcella Giammusso

manifesto-violenza-donne“La violenza alle donne è violenza degli uomini sulle donne, e quindi sono gli uomini che devono riflettere e mettersi in discussione.” Così ribadisce Domenico Matarozzo, consulente in aiuto nelle relazioni dell’Associazione Maschile Plurale, nel suo intervento all’incontro avvenuto il 23 marzo al Cortile Platamone dove è stato proiettato un filmato promosso dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri con il contributo della Commissione Europea, nell’ambito del progetto FIVE MEN – Fight ViolEnce againswoMEN. Sono partner del progetto l’Istituto per la Ricerca Sociale (IRS), l’Associazione Maschile Plurale e l’Associazione Donne in Rete contro la violenza (D.i.Re)

L’Associazione Maschile Plurale è una rete di associazioni maschili di varie città italiane che realizza diversi interventi, quali la produzione di riflessioni e di documenti con una valenza politica, sui temi della maschilità e delle relazioni tra uomini e donne, attraverso il sito www.maschileplurale.it, gli incontri pubblici, la sensibilizzazione e promozione culturale sul territorio, l’educazione e la formazione per le scuole, le università, gli operatori socio-sanitari e le forze dell’ordine, la collaborazione con alcuni centri antiviolenza.

La città di Catania, tramite il Centro Antiviolenza Thamaia, è stata una delle venti città selezionate per ospitare l’Infoday-#cosedauomini.

Il filmato proiettato propone cinque episodi che mettono in risalto le storie di cinque amici i quali si ritrovano ogni settimana nel campetto a giocare a calcetto per partecipare ad un torneo.

Stanno bene insieme, sono affiatati, si divertono, ma ecco che vengono fuori i problemi delle loro vite private che mettono in risalto i pregiudizi e la cultura maschilista. “Cose da uomini”, un titolo che richiama una comune frase che spesso viene pronunciata dal sesso maschile, cinque situazioni ed esperienze comuni a tanti uomini che costringono i protagonisti a riflettere, a mettersi in discussione, a chiedere aiuto e soprattutto a capire quale è la partita più importante della loro vita.

L’incontro svoltosi al Cortile Platamone ha messo in risalto il significato del progetto: non rappresentare le donne come vittime ma mostrare l’altra faccia del problema, ovvero il comportamento sbagliato degli uomini.

“La violenza dell’uomo sulla donna non è altro che la punta di una iceberg, ma sotto c’è tutta una serie di situazioni e problematiche da risolvere” ribadisce Domenico Matarozzo.

“La nostra società è stata sempre basata su un modello gerarchico, dove il più forte comanda sugli altri. L’uomo “sultano” si sente sempre più importante rispetto alla donna e vuole una donna che non ha potere, che lo accudisca che lo consideri sempre al centro dell’attenzione, e se la donna ha potere l’uomo cerca di cambiarla. Noi mettiamo in discussione questo modello gerarchico. Questo serve ed aiuta anche l’uomo, l’uomo ci guadagna se impara ad essere indipendente.

Dopo tutte le battaglie che hanno fatto le donne con il femminismo dagli anni 60 in poi, poco è cambiato nel rapporto tra uomo e donna, oggi addirittura c’è una regressione dovuta alla crisi economica ed agli input che ci vengono dati dalla società ed in particolare dalla televisione.

Anche nelle scuole vediamo che nei ragazzi c’è un arretramento, un ritorno al passato. Sintomi di gelosia, bullismo risaltano nei loro comportamenti, e le ragazze spesso accettano questi atteggiamenti perché così si sentono protette.

Adesso è giunto il momento che gli uomini si interroghino e si rendano consapevoli dell’importanza del loro ruolo sui propri comportamenti. Invece di guardare solamente “l’occhio nero” della donna causato dai maltrattamenti ricevuti dal marito, dal compagno o dall’amico, vediamo dove gli uomini possono cambiare. La nostra associazione da parecchi anni ha aperto uno sportello per il disagio maschile, al fine di migliorare i rapporti di genere, fra uomini e donne.”

Al convegno hanno partecipato parecchie persone: addetti ai lavori, donne, fra le quali molte aderenti all’Associazione GAPA, uomini, giovani. Le situazioni proiettate nei filmati hanno colpito la sensibilità di ognuno e probabilmente molti hanno rivissuto momenti o circostanze similari a quelle proposte dalla produzione dei film.

Circostanze nelle quali nel nostro quartiere di San Cristoforo, come in molti altri quartieri popolari della città, le donne ne subiscono le conseguenze in silenzio ed in maniera più pesante, sia per questioni di cultura, sia per mancanza di indipendenza economica, che per carenza di strumenti che diano la possibilità di un cambiamento.