Contesto territoriale

Gli impieghi più frequenti degli uomini sono: venditori ambulanti, muratori, piccoli artigiani, piccoli commercianti, pescatori. Gli impieghi più frequenti per le donne: colf, badanti, commesse di negozi, piccole attività commerciali, impiegate in piccole fabbriche a conduzione familiare. Il lavoro informale è molto presente e il tasso di disoccupazione molto alto.

 

Le condizioni igienico sanitarie sono estremamente precarie anche per l’esistenza di discariche abusive. Le relazioni sociali tra i generi sono caratterizzate da una cultura patriarcale e maschilista, in cui sono presenti diverse forme di violenza domestica su minori e donne.

 

Il quartiere negli anni è stato depauperato dei benefici della cittadinanza sociale. L’assenza di qualsiasi tipo di intervento rivolto al ripristino dei benefici suddetti, che avrebbero dovuto riguardare soprattutto l’infanzia, ha contribuito a favorire tutti quei comportamenti devianti che fanno sì che da quartieri come questo provengano la maggior parte dei ragazzi incorsi in arresto nel distretto di Catania (la città di Catania è storicamente al primo posto in Italia come tasso di criminalità minorile).

Alla base di questa situazione c’è, secondo noi, una grossa responsabilità da parte di coloro che in questi anni non si sono adoperati per rimuovere le condizioni che hanno permesso il sostentamento e lo sviluppo della criminalità politico-mafiosa. Le politiche sociali si sono limitate solo ad una mera assistenza economica, con conseguente dipendenza e assuefazione, senza un vero riscatto sociale.

Anche le scuole del quartiere si trovano in una situazione di emergenza sia rispetto all’edilizia scolastica sia rispetto all’assenza di strumenti didattici che favoriscano l’interesse e la partecipazione degli studenti anziché l’espulsione e il conseguente abbandono.

Non è facile dare dei dati certi sulle condizioni in cui versa il quartiere, possiamo dire che non è stato fatto mai uno studio quantitativo su: minori che lavorano, su evasione scolastica, disoccupazione… Le nostre considerazioni, che qui riportiamo, hanno più un carattere qualitativo e si riferiscono all’osservazione di questi 15 anni di lavoro del gruppo e alle centinaia e centinaia di storie che abbiamo incrociato:

  • Il 30% dei minori lavora contemporaneamente allo studio, il resto lavora solo occasionalmente in periodi particolari dell’anno (feste patronali, fiere natalizie e dei defunti, …) o nelle fiere del fine settimana, un 80% lavora nel periodo estivo. Il lavoro domestico delle bambine è praticamente diffuso in quasi tutte le famiglie con tantissimi casi di vera e propria sostituzione dei genitori nella conduzione delle attività domestiche (compreso il carico della crescita dei loro fratelli o sorelle più piccoli).
  • La presenza quotidiana di minori in strada o nelle numerose sale giochi è molto numerosa, anche la mattina in contemporanea con le attività scolastiche.
  • La maggior parte dei genitori dei bambini/e che hanno frequentato o frequentano il centro non hanno un lavoro fisso e regolare, in molti casi il lavoro è informale (manovali, venditori ambulanti, scaricatori al porto, custodi, raccoglitori agricoli, ….) e in alcuni casi illegale (stoccaggio e vendita di materiale di provenienza furtiva, contrabbando di sigarette, smercio di materiale contraffatto, corse clandestine di cavalli, auto, moto e …. per i più piccoli, biciclette..). Le mamme, quando fortunate, fanno lavori domestici presso altre abitazioni o presso cooperative di pulizia che hanno l’appalto in uffici e condomini della città (con differenza tra busta paga formale e salario netto percepito nel caso delle cooperative).
  • Il quartiere in oggetto ha un consolidamento mafioso che trae origine dalle numerose famiglie che hanno controllato il quartiere e la città negli ultimi cinquantanni. Nitto Santapaola, Santo Mazzei (Cursoti), la famiglia Savasta, ora alleati ora in guerra, determinano ancora oggi la vita del quartiere e di grosse fette della città. Da un paio di anni la pax mafiosa ha ridotto gli omicidi all’interno del quartiere (circa 5 l’anno), rispetto ai 20 degli anni passati. Spesso a pagare sono gli stessi minori, sia perché colpiti direttamente dal fuoco di un regolamento di conti, sia per assistervi direttamente. Numerosi casi confermano il quadro.
  • Il reddito medio per famiglia è sicuramente, per la maggior parte di esse, non superiore ai 600-700 euro al mese, più integrazioni minime di eventuali assegni familiari, di salari di minori lavoratori. La conseguenza di questo stadio di povertà, chiaramente non solo economica, ricade ovviamente sulle fasce più deboli (minori e anziani). Molte famiglie ancora mandano i loro figli in Istituti in convitto per tutta la settimana, per rivederli solo il sabato e la domenica.
  • In queste condizioni è chiaro che il mercato del voto in periodi di elezioni è molto fiorente.
  • Le condizioni sanitarie sono compromesse tra l’altro, dalla numerosa presenza di stalle e macelli illegali. Sia per attività di corse di cavalli clandestine, sia per macellazioni abusive (cavalli, polli,…).
  • Da un paio di anni è aumentata notevolmente la presenza di migranti, soprattutto africani e slavi, che vivono nelle case fatiscenti del quartiere con grossi introiti per i proprietari delle case (residenti in altri quartieri).