Chiedilo ad un bambino. L’eredità di Gianbattista Scidà

Mara Trovato Catania, anni Ottanta. Il corpo di un ragazzo su un marciapiede in Via Vittorio Emanuele.

foto-archivio-i-siciliani-1983La bocca spalancata, da cui esce un rigagnolo di sangue, nessuna persona intorno, deve essere appena successo. Sull’autobus un sussulto unanime “bedda matri!” seguito dalle varie supposizioni “L’appunu ammazzari ora…”. Una ragazza, anche lei sull’autobus, con il suo zaino in spalla sussurra: “io oggi non mangio”. Si può processare mentalmente una frase simile davanti a quella scena? Si può. Ci si abitua a tutto. E di morti ammazzati, di inseguimenti, di posti di blocco la generazione degli anni Ottanta dovrebbe averne un chiaro ricordo come il reiterare della frase: “la mafia a Catania non esiste!” Poi l’allarme da parte del Tribunale per i Minori: troppi ragazzini in mano alla criminalità. Troppi scippi, rapine, furti, spaccio di droga. L’eroina girava in quantità, i ragazzi ne morivano. E la sciara nascondeva per giorni i loro corpi. Al ritrovamento, il più duro dei commenti: “unu cchiù picca” (uno in meno), mentre la madre lo piangeva. Le statistiche riportavano Catania tra le città con il più alto tasso di delinquenza minorile. Dov’erano le famiglie di questi ragazzi? Cosa gli stava succedendo? Una città sempre più cupa e omertosa. Forse per qualcuno una bella città: qualche locale alla moda, i cinema, le discoteche, un appartamento sulla scogliera, le giuste conoscenze. Ma per chi viveva nei quartieri dimenticati, la città era matrigna. Via_Palermo_ct_1981_foto_archivio-giovanni_carusoGianbattista Scidà ne parlò. Parlò di quartieri costruiti senza spazi verdi e scarsità di luoghi di aggregazione, dell’assenza di strutture scolastiche, di scarsa presenza delle forze dell’ordine, di diritti negati. Disse che bisognava ampliare lo sguardo, non limitandosi soltanto ad interventi diretti sul minore ma modificando l’ambiente in cui esso viveva. Il minore al centro dell’ attenzione, sempre. Tuffiamoci nel presente. Siamo andate a trovare la presidente del Tribunale per i Minori, Maria Francesca Pricoco, consapevoli che nonostante il percorso tracciato da Titta Scidà ci sia ancora tanta strada da percorrere. Scopriamo che tra le ultime proposte, c’è quella di far sparire il Tribunale per i Minori, accorpandolo a quello ordinario e abbassando l’età punibile. Inevitabilmente fanno eco le parole di Scidà: “L’esperienza dimostra che quando si delega tutto alle istituzioni, e ci si rifiuti al dovere civico di sostenerle controllandole, può anche accadere che esse, invece di servire l’interesse pubblico, lo sacrifichino ad istanze di segno opposto”. E poi ancora :“Non è possibile fare qualcosa per i minori, se si fa solo per loro, prescindendo dal contesto che ne determina la sorte”. E le parole di un amico: “Per sapere cosa serve a Catania basterebbe chiederlo a un bambino: spazi dove poter stare insieme, una casa, qualcosa di buono da mangiare”.