Arrivano i piemontesi!

L’Italia vera esiste e resiste, una speranza per il bel paese

Gli amici del Canavese: Alessandra, Gianluca, Sebastian, Nadia, Manuel, Francesco, Alessandro, Andrea

Cosa ci fanno 5 piemontesi a Catania? È una domanda stupida se priva di contesto.

Canavesi-6Il 22 marzo di quest’anno Manuel, Gianluca, Alessandra, Sebastian e Nadia sono partiti alla volta di Catania. Ad attenderli c’erano Giovanni con Elena, Francesco e Paolo. Chi sono queste persone vi starete chiedendo, ed è la stessa domanda che mi sono posto io.

Qualche mese fa mi è stato comunicato che il Piano Locale Giovani di Favria stava cercando persone che partecipassero a uno scambio culturale con dei ragazzi di Catania, in particolare con l’associazione G.A.P.A. (Giovani Assolutamente Per Agire). Questo progetto, che ha come filo guida la legalità, prevede uno scambio tra ragazzi del Canavese e ragazzi di Catania al fine di mettere a confronto le due realtà.

Non opposte ma sicuramente con delle diversità e con delle assonanze. Si è tenuta una riunione nella quale ho conosciuto quelli che sarebbero stati i miei compagni di viaggio: Alessandra, che gestisce il progetto, Nadia, mia collega di Fili di Canapa, Francesco e Alessandro; il primo è assessore alle politiche giovanili di Favria e il secondo è un componente della cooperativa Orso.

Canavesi-2Quel 22 marzo Francesco e Alessandro si sono trasformati, non tanto magicamente, in Manuel e Gianluca. Poiché i primi due non potevano più partecipare Manuel e Gianluca hanno accettato questa scatola misteriosa. Loro più di tutti hanno davvero fatto un salto nel vuoto poiché noi altri, in un modo o nell’altro e anche se minimamente, ci conoscevamo e conoscevamo il G.A.P.A.

Sono partito con un bagaglio di pregiudizi, non in senso dispregiativo ma nel senso che avevo una certa idea del posto in cui sarei andato, data magari da letture o “detti”. Un giudizio che pre-cedeva l’esperienza. Andavo con gli occhi di qualcun altro. Non possiamo certo affermare che le diciture, le voci intorno al quartiere di San Cristoforo, sede del G.A.P.A. nonché nostro alloggio per quei giorni, fossero infondate o che si trattassero di fantasia.

Canavesi-1L’abbiamo vista la Catania “chiusa”, abbandonata al degrado, delle zone off limit, le abbiamo visitate le zone di spaccio, l’abbiamo vista quella mafiosità che tende a mantenere tutto nella miseria perché gli fa comodo. “Facendo il giro del quartiere mi è sembrato di entrare in casa di qualcuno senza l’invito. Mi sentivo sotto osservazione” è stato il commento di più di uno di noi.

“Esistono due catanie di cui quella benestante disconosce quella misera” disse Giovanni ai giovani dell’università locale.

Noi invece ne abbiamo vista una terza, caro Giovanni e cari amici del GAPA. Questa Catania non ha una collocazione geografica, non sta nel centro, lungo via Etnea tra i palazzoni, le grandi catene del bel paese, in quella Catania “bene”, bella, pulita, turistica, ben frequentata. Non sta neanche in Via Plebiscito tra la povera gente che è costretta a convivere con della brutta gente. Questa Catania non ha un nome. Ne ha mille e mille ancora, e altri sono ancora da scoprirsi.

Canavesi-4Questa Catania la si può vedere nel cuore di coloro che vedono la Catania bella, che credono nel riscatto sociale e che sono sempre in prima fila per poter aiutare quelle persone che tanto amano. Sono donne, uomini, ragazze e ragazzi solidali, generosi, dal cuore aperto verso gli altri e i loro diritti… diritto alla felicità, alla libertà. Diritto al bello.

Noi l’abbiamo vista per soli sei giorni, ma questa parte della città esiste e resiste tutti i giorni, 365 giorni  all’anno. Giuseppe Fava all’università di Catania disse: “…se la cultura ha un valore, se il senso della libertà corrisponde veramente al senso della dignità dell’uomo.

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Allora, per Dio, voi dovete lottare”. Questa Catania, che forse è la vera Catania, anche se in forte minoranza, non si ferma alle parole. Anzi, prima di parlare agisce.

Canavesi-7E allora io vi invito, cari amici e lettori, a non limitarvi a leggere queste poche righe ma ad andare a trovare questa Catania e a importarla nell’intero paese affinché la dicitura “Bel paese” abbia davvero senso.

Nel frattempo cari amici catanesi vi aspettiamo a braccia aperte e speriamo di potervi offrire un’esperienza altrettanto bella e arricchente.