A Catania dal 2 settembre parte il programma SIA

Ivana Sciacca

patronato cgl, foto Ivana Sciacca patronato uil, foto Ivana SciaccaLe famiglie  povere potranno  richiedere un contributo  economico “U cumuni sta dannu soddi? Ma sapi cchiè: nda stu quatteri non vali nuddu nenti, u primu iù! So voli lassari u volantinu u lassassi, ma non sanu mancu leggiri!” così commenta un commerciante di San Cristofono il volantino che informa che dal 2 settembre i cittadini residenti a Catania, Misterbianco e Motta Sant’Anastasia potranno accedere alla nuova misura di contrasto alla povertà. Il programma nazionale SIA (Sostegno per l’inclusione sociale) prevede un contributo economico di ottanta euro per ogni componente della famiglia – che non potrà comunque superare quattrocento euro per nucleo familiare – e per poterlo richiedere occorrono determinate condizioni. Bisognerà avere un ISEE inferiore a tremila euro, nella famiglia richiedente dovrà esserci un figlio minorenne o con disabilità o una donna in gravidanza. Ed inoltre sarà necessario non usufruire di altri benefici sociali che superino i seicento euro mensili, come ad esempio disoccupazione, social card, etc.. Per presentare gratuitamente la domanda per richiedere il contributo bisogna rivolgersi ai servizi sociali comunali oppure alle circoscrizioni o ai seguenti sindacati: Caf di Cgil, piazza Dante 12; Cisl, via Vincenzo Giuffrida 160; Uil, via Sangiuliano 365; Acli, corso Sicilia 111; Cna, piazza dei Martiri 8; 50&Più, via Mandrà 8; Confsal, via Dottor Consoli. “E iù ca sugnu spattutu? Su tutti buffuni! Comunque iù vuci non ni rugnu, picchì so dicu a quaccunu magari s’affenni e peddu macari u clienti!” continua il negoziante, che gentilmente ha messo a disposizione una porzione della sua vetrina per poter esporre il volantino che riporta le informazioni essenziali per richiedere il contributo. In un panificio, sempre a San Cristoforo, il titolare ascolta un po’ perplesso: “E cosa bisogna fare per avere questi soldi?”. Quando sente che è necessario non superare i tremila euro annui fa un sorriso amaro e dice “Ah certo, bisogna non esistere”. Qui, a San Cristoforo, non si è visto nessuno dell’Assessorato alle politiche sociali a spargere la voce su questa iniziativa. Nessuna comunicazione ufficiale, nessun avviso, niente di niente. Un farmacista, quando sente dell’iniziativa e gli chiediamo se possiamo attaccare il volantino, rimane impassibile come se dicesse “metti tutti i volantini che vuoi, ma tanto qua è tutto inutile, non serve a niente”. Una signora temporeggia prima di uscire ascoltando le informazioni e una volta fuori, con gli occhi bassi, chiede se può avere uno di quei volantini. Naturalmente non è un contributo economico temporaneo a risolvere il dramma di molte famiglie che campano nel bisogno. Ma in queste condizioni, ogni figatiddu di musca è sustanza. Per evitare che quello che è un diritto delle persone che vivono in povertà diventi un “favore” da ricambiare  in tempo di campagne elettorali, si è cercato di spargere la voce non solo attraverso questo giornale e il volantinaggio, ma anche tramite il passaparola e informando altre associazioni che operano sul territorio. Lo sconforto e la rassegnazione che regnano a San Cristoforo – abbandonato nelle mani della mafia e al degrado da più di trent’anni – sono leciti ma stringersi l’uno all’altro e smettere di pensare che ddi stu quatteri un vali nuddu nenti può servire a riappropriarsi della dignità.